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Miserere a Sessa Aurunca Oliviero Casale
Miserere a Sessa Aurunca Oliviero Casale

Oltre i Fatti – Il Miserere a Sessa Aurunca, la voce della Quaresima tra rito, memoria e comunità

2 mesi fa
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di Oliviero Casale, componente Gruppo Valle del Garigliano

A Sessa Aurunca la Quaresima non entra soltanto dalle chiese. Entra anche dalle strade. Entra con una voce che la città riconosce al primo attacco, un intreccio a tre voci maschili che si insinua nei vicoli del centro antico e che, anno dopo anno, trasforma un testo biblico in esperienza condivisa. È il Miserere polivocale, tramandato in forma orale ed eseguito tradizionalmente dall’Arciconfraternita del SS. Crocifisso nei Venerdì di Quaresima e nella processione del Venerdì Santo, fino al completamento dell’esposizione dei Misteri.

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Il tratto distintivo sessano sta nel modo in cui la preghiera diventa suono e, nello stesso tempo, nel modo in cui il suono diventa rito. L’esecuzione è affidata a tre registri vocali, alta, media e grave, che non “illustrano” il testo ma lo attraversano e lo dilatano fino a renderlo materia acustica. In questa trasformazione c’è una chiave essenziale della Quaresima a Sessa. La penitenza non è soltanto contenuto, è anche forma e attraversamento, è stare dentro un’aria più scura, più lenta, più intensa.

L’Arciconfraternita del SS. Crocifisso, dal culto alla cura

La storia del Miserere sessano è inseparabile da quella dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso, nata nel 1575 quando un gruppo di laici, con l’appoggio dei francescani del convento annesso alla chiesa di San Giovanni Battista, maturò l’idea di costituire un sodalizio dedicato al culto del Crocifisso. La memoria storica ricorda la presenza di un grande Crocifisso ligneo, tuttora esistente, molto venerato già all’epoca, e la lapide posta sotto l’altare maggiore a ricordo della fondazione.

Nel 1577 iniziarono le procedure di costituzione legale e venne chiesta l’aggregazione alla corrispondente congrega romana presso San Marcello al Corso, ottenuta il 30 gennaio 1578 durante il pontificato di Gregorio XIII. La costituzione fu poi formalizzata con atto rogato il 21 dicembre 1578. La sede spirituale e operativa si stabilì presso San Giovanni a Villa, annessa al convento di San Francesco, dove ancora oggi si svolgono attività confraternali e dove si celebra uno dei riti più intensi della Settimana Santa sessana, il Mercoledì delle Tenebre.

Accanto alla formazione spirituale, la confraternita nacque anche per l’assistenza. Le fonti ricordano visite ai carcerati e, non di rado, l’assunzione dell’onere di pagare i debiti di chi era detenuto per insolvenza. È un dettaglio che restituisce un profilo concreto di religiosità sociale, nel quale la devozione convive con una responsabilità comunitaria strutturata.

Nel 1633 l’Arciconfraternita fondò la Congregazione del Monte dei Morti, dedicata al suffragio dei defunti e delle anime del Purgatorio, insieme a una rete di opere materiali. Elargizioni ai poveri, aiuti ai confratelli inabili, doti per figlie e sorelle, sostegno all’asilo infantile, celebrazioni per i benefattori. La Congregazione ebbe una propria autonomia organizzativa e nel tempo molti beni confluiti vennero incorporati dallo Stato dopo il 1870.

Un riferimento anche per la ricerca etnomusicologica campana

Questo non è soltanto un tratto di orgoglio locale. In un contributo accademico dedicato ai canti della Settimana Santa in Campania, Raffaele Di Mauro osserva che, nella storia recente degli studi etnomusicologici su repertori liturgici e paraliturgici di tradizione orale, il caso di Sessa Aurunca compare “in primis” come uno dei principali poli di attenzione, proprio per l’“affascinante ed enigmatico Miserere a tre voci”, oggetto di riflessioni e letture da parte di studiosi.

È un punto importante perché sposta l’asse. La tradizione non viene raccontata come semplice sopravvivenza, ma come fenomeno musicale e rituale che continua a porre domande sullo stile armonico popolare e sulle sue relazioni con altre famiglie di polivocalità confraternale dell’Italia centro meridionale.

Testo ufficiale e canto orale, dove Sessa fa la differenza

Il Miserere è il Salmo 50 nella Vulgata latina e 51 nella numerazione ebraica. L’incipit latino è Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam. Nella prassi liturgica il salmo esiste come testo sequenziale completo, mentre a Sessa la tradizione orale opera una scelta stabile e riconosciuta. Lo studio dedicato al Miserere polivocale sessano evidenzia che vengono eseguite dieci strofe dispari, chiamate botta, e che, salvo il primo Venerdì di Quaresima, queste non vengono necessariamente cantate tutte in sequenza, ma selezionate e alternate senza un ordine fisso.

Qui sta il punto che più interessa anche chi non è musicista. Non è solo una riduzione quantitativa del testo. È una trasformazione del testo in repertorio rituale. Le parole latine vengono dilatate e quasi masticate, inglobate nell’effetto sonoro fino a ridurre la leggibilità, mentre l’ascolto si sposta sulle cadenze e sull’impatto complessivo delle voci.

Sul piano tecnico, la ricerca segnala un elemento distintivo rispetto alla salmodia gregoriana. Il versetto non si appoggia su una semplice divisione in due emistichi, ma presenta cinque emistichi, ciascuno chiuso da cadenza e pausa. È una struttura che parla di stratificazione e di autonomia formale.

O Terremoto e la Saetta, la liturgia che diventa esperienza

Tra i momenti più intensi c’è il Mercoledì delle Tenebre, a Sessa chiamato O Terremoto, celebrato a San Giovanni a Villa. Il rito ruota attorno alla Saetta, il grande candeliere triangolare con quindici candele che vengono spente progressivamente fino a lasciarne una sola, simbolo del Cristo. Quella candela viene tolta e nascosta durante il Miserere, mentre la chiesa sprofonda nel buio. Alla fine, il fragore collettivo rievoca lo sconvolgimento della natura davanti alla morte di Cristo, prima che il cero ricompaia.

Un dettaglio di contesto è particolarmente utile. I materiali di indagine ricordano che nelle rubriche antiche del rito delle Tenebre era previsto un momento di rumore finale, e che nel tempo questo segno minimo ha lasciato spazio a un’appropriazione popolare capace di amplificarlo fino a farne uno dei passaggi più riconoscibili del rito sessano.

I carracciuni, il fuoco che accompagna la voce

La Settimana Santa sessana non vive soltanto dentro la chiesa. Vive anche nel rapporto tra processione, vicoli e fuoco. I carracciuni sono i falò accesi nei quartieri al passaggio della processione del Venerdì Santo, spesso con una competizione informale e con un culmine tradizionale nell’area di Piazza Mercato. I materiali raccolti ricordano anche che, in alcune occasioni quaresimali, dopo cene conviviali, i confratelli si riuniscono e intonano botte di Miserere per le strade del centro storico, accendendo piccoli fuochi bruciando vecchi manifesti.

C’è perfino un appiglio linguistico che aggiunge spessore al racconto. Una ricostruzione etimologica proposta nel materiale d’indagine collega carracciuni allo spagnolo caraca, nave da trasporto, e per traslato a fuochi alimentati da materiali d’imballaggio e suppellettili inservibili. È un dettaglio che riporta la tradizione dentro una storia mediterranea di parole che viaggiano e gesti che si trasformano.

Una tradizione viva, non un reperto

Sul Miserere sessano pesa un equivoco frequente. L’idea che si tratti di un reperto intoccabile. In realtà la sua forza è proprio la continuità dinamica. La tradizione resta fedele a un perimetro riconoscibile e, nello stesso tempo, mantiene margini di scelta rituale, di selezione delle botte, di adattamento al contesto, al punto e al momento dell’esecuzione. È un modo di tramandare che non coincide con la mera ripetizione. È un modo di custodire.

Nel tempo quaresimale, quando la liturgia invita a fare verità su sé stessi, il Miserere di Sessa continua a essere una forma pubblica di interiorità, una penitenza che non resta astratta, ma attraversa i luoghi e la comunità.


Testo ufficiale originale del Miserere

Salmo 50 secondo la Vulgata latina, corrispondente al Salmo 51 nella numerazione ebraica.

  1. Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam.
  2. Et secundum multitudinem miserationum tuarum, dele iniquitatem meam.
  3. Amplius lava me ab iniquitate mea, et a peccato meo munda me.
  4. Quoniam iniquitatem meam ego cognosco, et peccatum meum contra me est semper.
  5. Tibi soli peccavi, et malum coram te feci, ut justificeris in sermonibus tuis, et vincas cum judicaris.
  6. Ecce enim in iniquitatibus conceptus sum, et in peccatis concepit me mater mea.
  7. Ecce enim veritatem dilexisti, incerta et occulta sapientiae tuae manifestasti mihi.
  8. Asperges me hyssopo, et mundabor, lavabis me, et super nivem dealbabor.
  9. Auditui meo dabis gaudium et laetitiam, et exsultabunt ossa humiliata.
  10. Averte faciem tuam a peccatis meis, et omnes iniquitates meas dele.
  11. Cor mundum crea in me, Deus, et spiritum rectum innova in visceribus meis.
  12. Ne projicias me a facie tua, et spiritum sanctum tuum ne auferas a me.
  13. Redde mihi laetitiam salutaris tui, et spiritu principali confirma me.
  14. Docebo iniquos vias tuas, et impii ad te convertentur.
  15. Libera me de sanguinibus, Deus, Deus salutis meae, et exsultabit lingua mea justitiam tuam.
  16. Domine, labia mea aperies, et os meum annuntiabit laudem tuam.
  17. Quoniam si voluisses sacrificium, dedissem utique, holocaustis non delectaberis.
  18. Sacrificium Deo spiritus contribulatus, cor contritum et humiliatum, Deus, non despicies.
  19. Benigne fac, Domine, in bona voluntate tua Sion, ut aedificentur muri Jerusalem.
  20. Tunc acceptabis sacrificium justitiae, oblationes et holocausta, tunc imponent super altare tuum vitulos.
  21. s.

Bibliografia e fonti

[1] Di Cristofaro, Francesco. “Il Miserere polivocale di Sessa Aurunca”.

[2] “Materiali d’indagine sulla Settimana Santa a Sessa Aurunca”.

[3] “SUESSANAE ECCLESIAE” 2019, estratto pagine 71–98.

[4] “Salmo 50/51” versione in PDF.

[5] “Miserere Psalm” testo latino del salmo.

[6] “Miserere-WEB” materiale comparativo sulla tradizione del Miserere a Gubbio.

[7] “Lettera di Quaresima 2016”.

[8] “Sessa (10).pdf”, materiale di contesto su chiese e confraternite cittadine.

[9] Di Mauro, Raffaele. “I Battenti di Minori nel panorama dei canti della Settimana Santa in Campania”. In Scialò, Pasquale, e Seller, Francesca, a cura di, “Sul Golgota a spirar. Canti penitenziali della Settimana Santa a Minori”. Squilibri, 2017.

[10] Arciconfraternita del SS. Crocifisso e Congregazione del Monte dei Morti di Sessa Aurunca. Sito ufficiale “450 anni di Fede, Cultura e Tradizione”.

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