All’Archivio di Stato di Caserta la mostra intitolata “Forme di riscatto” racconta la storia delle operaie tabacchine di Sparanise, simbolo di emancipazione e resistenza. Esposti i prototipi per una scultura celebrativa, ideata per onorare queste donne. L’arte si fa strumento di memoria e riscatto, riportando alla luce una storia spesso dimenticata. Ne parliamo con Nadia Marra, architetta e responsabile per la Campania per la Rete per la Parità, che ha attivamente sostenuto l’iniziativa culminata nell’inaugurazione della mostra il 25 marzo.

Come nasce la mostra “Forme di riscatto”?

La mostra nasce per riscattare la memoria storica del lavoro femminile delle operaie della fabbrica del tabacco di Sparanise che è storia del luogo ma anche storia del territorio della provincia di Caserta. Oggetto dell’esposizione sono i prototipi per una scultura celebrativa e commemorativa in onore delle operaie tabacchine. Tutto nasce dalla conoscenza fatta con lo storico e scrittore Bruno Ranucci in occasione della presentazione del suo libro “La fabbrica delle donne” a Caserta alla sede dello Spi Cgil il 26 settembre 2024 dove partecipai come architetta e Responsabile per la Campania per la Rete per la Parità; quel momento è stato l’occasione grazie al quale ho avuto modo di approfondire la lettura del testo e di apprendere le intenzioni che Ranucci aveva per la sua Sparanise, città d’origine, e per il recupero della memoria storica delle tabacchine; cioè di riuscire a far realizzare a Sparanise una scultura in onore delle tabacchine. Idea che ho accolto e deciso di sostenere e affiancare. Decisi quindi di parlare con la direttrice dell’Archivio di Stato di Caserta per trovare un modo per supportare in modo adeguato la proposta di Ranucci pensando a una presentazione del suo libro in archivio. La direttrice dell’Archivio di Stato di Caserta Fortunata Manzi accolse con favore la mia proposta di rendere pubblica la storia del territorio di Sparanise e di affiancare tale iniziativa per poter giungere a un monumento alle tabacchine, tanto da contattare l’Accademia di Belle Arti di Napoli nella persona della professoressa Rosaria Iazzetta coordinatrice della Scuola di Scultura e proporle il progetto. Accolto anche dall’Accademia il 18 novembre del 2024 il libro di Ranucci è stato presentato a Napoli agli allievi della Scuola di Scultura nella sede dell’Accademia di Belle Arti di Napoli presenti la direttrice dell’Archivio la dott.ssa Manzi, la coordinatrice della scuola di scultura prof.ssa Iazzetta e lo storico Bruno Ranucci; a tale presentazione partecipai anche io suggerendo agli allievi di approfondire l’immagine delle tabacchine da poter restituire; in particolare gli abiti da lavoro, i camici da loro indossati durante le lavorazioni. Il 10 dicembre 2024 appena eletta la nuova amministrazione di Sparanise, Comune che era in precedenza commissariato, in qualità di architetta e Responsabile per la Campania per la Rete per la Parità assieme a Bruno Ranucci, storico, ex sindacalista e sparanisano di origine inviammo al comune di Sparanise una richiesta supportata dalla Rete per la Parità di cui sono Responsabile per la Campania, diretta al Sindaco Fabrizio De Pasquale, di intitolazione di un luogo della città alle operaie tabacchine di Sparanise e di installazione di una statua celebrativa e commemorativa in loro onore. Idea accolta con favore dall’amministrazione che ospitò l’Accademia di Belle Arti di Napoli per un sopralluogo nei luoghi di Sparanise per avviare il percorso per la progettazione e la realizzazione di una statua alle tabacchine. Il 19 dicembre 2024 gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli accompagnati da me e dalla prof.ssa Iazzetta coordinatrice della Scuola di Scultura sono stati in sopralluogo a Sparanise accolti nella sala del Consiglio Comunale dal Sindaco Fabrizio De Pasquale, dalla Vicesindaca Teresa Nicoletti e dalla Presidente del Consiglio Clorinda Iorio che ci illustrarono la storia del tabacchificio e delle operaie tabacchine in relazione a quella della città di Sparanise. Inoltre, fu presente con noi una delle prime ex operaie tabacchine, Anna De Lucia, che ci testimoniò il suo lavoro in fabbrica rispondendo a tante curiosità nostre e dei ragazzi presenti. Infine, gli allievi dell’Accademia di Belle Arti furono accompagnati da esponenti dell’amministrazione comunale in visita all’esterno della ex fabbrica di tabacco e in sopralluogo a quello che si prevede sarà il luogo dove verrà posizionata la statua in onore delle tabacchine, tanto che gli allievi dell’Accademia che hanno lavorato al progetto hanno realizzato anche dei fotoinserimenti realistici delle loro proposte simulando il posizionamento delle loro opere e che si possono ora vedere in mostra assieme ai prototipi e a tutta la progettazione grafica a mano e digitale; il tutto volto a rappresentare le proprie proposte scultoree monumentali che sono risultate per noi, che le abbiamo già visionate, di notevole valore interpretativo – poetico, fin dai titoli dati alle opere: resistenza silenziosa, manifestarsi, vestigia fortis, fragili ma forti, distacco di consapevolezze, corpo comune, fortezza femminile, solo per fare qualche esempio. All’inaugurazione della mostra avvenuta il 25 marzo e che sarà visitabile fino al 9 aprile eravamo presenti tutti i sostenitori del progetto e una rappresentanza dell’amministrazione di Sparanise che ha partecipato con notevole interesse; presenti il sindaco Fabrizio De Pasquale, la vicesindaca Teresa Nicoletti, l’assessore Pietro Izzo e la presidente del consiglio comunale Clorinda Iorio; Poiché la richiesta per la realizzazione di tale monumento è stata accolta favorevolmente e con entusiasmo dall’amministrazione comunale che ora dovrà valutare e decidere quale sarà l’opera monumentale da realizzare tra le varie proposte. Presente anche la ex tabacchina Anna De Lucia che si è detta onorata del lavoro di recupero di memoria che è stato fatto per loro operaie.

Quindi quale messaggio si vuole dare con questo monumento?
La realizzazzione di un monumento alle operaie tabacchine si pone come obiettivo di portare all’attenzione pubblica l’importanza di rimettere al centro temi quali l’occupazione femminile, in una Regione, la Campania, dove c’è una bassa occupazione femminile, e in una Provincia che ha visto una progressiva deindustrializzazione del territorio che ha significato per tante di quelle donne, ad esempio chiuso il tabacchificio, non lavorare più. Infatti quel lavoro, seppur stagionale in pochi mesi invernali, era importantissimo per l’autonomia, l’indipendenza economica e l’emancipazione delle donne del territorio che se non avessero trovato quel lavoro sarebbero rimaste o a casa, a fare vita domestica, o andate nei campi, per attività agricole. Per tante di quelle donne dell’epoca quel lavoro era preziosissimo perché significava emancipazione, tanto è vero che solo uscire di casa era una festa; e così è ricordato da loro il momento di riunirsi alla fontana del paese la mattina prima di andare a lavoro, spesso a piedi, per poter chiacchierare nel tragitto, era un momento di gioia, solidarietà e condivisione. Era un lavoro ambito, seppur faticoso, tanto che come racconta, tramite le testimonianze raccolte Bruno Ranucci, nel suo libro le donne andavano a raccomandarsi dal sindaco, dal prete pur di poter andare a lavorare in fabbrica dovendo superare non poche difficoltà per la contrarietà della mentalità popolare che non vedeva di buon occhio le donne che lavoravano, quasi viste come delle poco di buono. Eppure loro seppero superare anche le voci di popolo e trovare la loro strada verso la propria occupazione, libertà e il sostentamento staccato dalla famiglia. Anzi anche poter contribuire ai bisogni della propria famiglia divenne una conquista per loro, e motivo di orgoglio. Il tabacchificio di Sparanise che occupava in prevalenza donne ha un significato particolare nel recupero della storia del lavoro femminile nel casertano e nel recupero della memoria storica femminile sempre dimenticata, perché la storia delle donne è sempre storia dimenticata, non a volte. L’essere donne biologicamente e con gli stereotipi a esse riconosciute significava difficoltà quotidiane da superare, essere resilienti; e questo permette loro di essere ricordate oggi come eroine.
Il riportare alla luce la storia del lavoro di quelle donne impegnate nelle lavorazioni del tabacco è riportare alla memoria la storia di una collettività di operaie che assieme non solo lavoravano, ma trovarono la propria identità e dignità attraverso il lavoro, e seppero trovare i modi e la forza di lottare per i loro diritti;

Tanto è vero che in molte delle interpretazioni date dagli allievi dell’Accademia al simbolo delle tabacchine la scultura non rappresenta una singola tabacchina ma una forza collettiva emancipatrice, è il loro farsi fronte comune, il coraggio collettivo che diviene esempio per le generazioni future.
Credo che questo sia il messaggio più significativo e forte da trasmettere, soprattutto alle nuove generazioni di donne, perché quelle donne seppero avanzare assieme nella società, migliorare le proprie condizioni e ottenere “non solo pane ma anche diritti”, mettere in pratica quella lotta quotidiana per la giustizia sociale che è speranza per il futuro.
Degno esempio per diventare un monumento a futura memoria.riportare alla luce la storia del lavoro di quelle donne



