
C’è un vizio antico, duro a morire: quello di credere che il potere autorizzi tutto. Anche il ricatto. Anche la cattiveria. Ci sono politici, ma anche dirigenti comunali, oggi, che pensano di fermare una voce libera colpendo altrove. Non con un confronto aperto, non nel merito delle questioni, ma tirando in mezzo familiari e persone care. Ma girano a vuoto. La politica, quella vera, si fa ad armi pari. Si fa nel campo delle idee, nel rispetto dei ruoli. Non si fa mettendo nel mirino chi con la politica e con questo giornale non c’entra nulla. Non si tocca nemmeno. Chi si muove in questo modo, in silenzio o per interposta persona, mostra solo paura. E debolezza. Qualcuno si vanta: “Una querela li ha fermati”. Ma si sbagliano. Non ci ferma una querela. Non ci ferma un’intimidazione. Ci ferma solo la giustizia, quella vera. E sarà lei, semmai, a fermare chi oggi gioca sporco. Io potrei usare le stesse armi. Potrei raccontare come figli naturali e figli putativi, nel senso politico del termine, abbiano ricevuto dalla politica tutto: incarichi, protezione, opportunità. E non da oggi. Ma non sono così meschina da scendere a questi livelli. Perché qui si scrive, si indaga, si racconta. E si resiste. Anche sotto attacco.


