Oggi: 03 Mag, 2026

Sanità in crisi: oltre a Caserta provincia rischiano di sparire molti punti nascita anche nelle città laziali confinanti

10 mesi fa

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La possibile chiusura dei punti nascita nelle aree di confine tra Campania e Lazio non è solo una conseguenza del calo demografico, ma anche il segno di un progressivo ridimensionamento della sanità pubblica a favore del privato, che colpisce in particolare i territori più periferici.

In Campania, a rischio sono i reparti di ostetricia di Sessa Aurunca e Piedimonte Matese, dove la mobilitazione popolare è già attiva per difendere questi servizi essenziali. Nel Lazio meridionale, continua la protesta per il punto nascita dell’ospedale di Anzio-Nettuno, chiuso nonostante le raccolte firme e le manifestazioni dei cittadini, mentre altri otto ospedali, tra cui Cassino, Formia, Fondi e Sora, sono sotto gli standard previsti per mantenere il punto nascita.
Tali standard, fissati dalla Conferenza Stato-Regione nel 2010, prevedono una soglia minima di 500 parti all’anno per ogni punto nascita. Tuttavia, questa soglia appare oggi superata e poco aderente alla realtà demografica e sanitaria attuale, caratterizzata da un calo delle nascite e da uno spostamento crescente dei parti dal pubblico al privato convenzionato.

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Proprio per questo, è necessario un ragionamento più approfondito sugli standard minimi richiesti per mantenere questi servizi, che tenga conto delle trasformazioni sociali e delle esigenze delle comunità locali, per evitare che l’accesso a una nascita sicura e di qualità diventi un privilegio riservato a pochi, basato sul reddito e sulla residenza.

Le comunità di Campania e Lazio stanno dunque chiamando all’attenzione politica la necessità di fermare questo progressivo depotenziamento dei servizi sanitari, per garantire il diritto fondamentale di nascere vicino a casa, in sicurezza e dignità.

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