Oggi: 03 Mag, 2026

Agro Caleno, dire basta agli impianti non basta più: serve una nuova idea di comunità

9 mesi fa
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Dopo una lunga stagione di silenzio e conformismo, un autentico confronto dialettico torna finalmente ad animare la piazza di Pignataro Maggiore. L’assemblea pubblica, indetta dai militanti storici dei movimenti ambientalisti dell’Agro Caleno, ha visto la partecipazione di circa un centinaio di persone ed è stata scandita da numerosi, appassionati e incalzanti interventi.

I fatti che si sono susseguiti in questi mesi sono gravissimi: l’enorme rogo tossico dell’impianto di stoccaggio a Pastorano, le nuove autorizzazioni per la costruzione di siti di gestione e trattamento di rifiuti – pericolosi e non – a Pignataro e ancora a Pastorano, l’ennesima giovane vittima di questa terra maledetta.
La consapevolezza e l’evidenza accecante di quanto le nostre storie personali e familiari siano intrecciate, in modo indissolubile, al destino di questo territorio, ci hanno ancora una volta fatto tremare i polsi.
Tanto è bastato per spingere in molti a rispondere all’appello del movimento, lanciato in modo spontaneo, senza ordine del giorno, senza programma preciso. Solo un’urgenza: quella di guardarsi ancora negli occhi, contarsi, vedere – tra i tanti che sono andati via – chi è rimasto.

Al confronto non si è sottratta la politica locale: l’amministrazione comunale di Pignataro era presente, rappresentata dall’assessora all’Ambiente Ketty Pettrone e dal sindaco Giovan Giuseppe Palumbo. I due esponenti della maggioranza si sono impegnati a convocare un tavolo di confronto con gli altri sindaci dell’Agro Caleno e hanno risposto alle domande dei cittadini sull’impianto di prossima installazione nel territorio comunale. Grandi assenti, invece, le opposizioni: figure mitologiche, ormai, di cui si comincia a dubitare l’esistenza. A Palazzo Scorpio, si sa, la politica o è di maggioranza o non è.

Il futuro è già qui”: questo il grido degli esponenti del movimento. Bisogna immaginare nuovi modi di abitare il cuore del disastro, questa terra martoriata. C’è tutto il tempo di cui abbiamo bisogno, perché – paradossalmente – il tempo è già scaduto.

Non si tratta più soltanto di fermare l’avanzata del disastro ambientale, ma di cambiare visione del mondo. O almeno, del mondo che ci è prossimo.

Bonifica, prevenzione, cura: queste le parole d’ordine. Ma non basta. Ormai, non basta più. Bisogna uscire dal cieco e sfrenato individualismo e rimettere al centro la collettività. Immaginare un nuovo modo di essere comunità.

Non si parla semplicemente di cambiare la vocazione del nostro territorio, ma di cambiare il nostro sguardo. Intrecciare le lotte ambientali con le lotte per un’esistenza degna di essere vissuta.

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