
Ogni estate, puntuale come il sole d’agosto, ritorna il signor Speranza. Un turista fedele, uno di quelli che ama profondamente questa terra e forse la conosce più di chi ci vive tutto l’anno. Durante la sua ultima vacanza, ci ha raccontato di aver fatto un sogno. Ma non uno qualunque: un sogno che, con un po’ di buona volontà e tanta politica vera (non quella da salotto o da comizio del 1800), potrebbe perfino diventare realtà. “Servirebbe la politica dell’amore”, ci ha detto. Quella senza interessi personali. Quella che crede davvero nella terra in cui opera. Perché, diciamocelo: se questo litorale si fosse trovato nell’entroterra molisano o lucano, ci sarebbe stata la corsa ad investirci sopra. E invece, qui a Baia Domizia, abbiamo il mare, un diamante grezzo, e spesso finiamo per piangerci sopra. Lo sottovalutiamo, lo diamo per scontato. Salvo poi fuggire, come polli da spennare, verso lidi più modaioli, Adriatico o Nord Tirreno, a svuotare portafogli e aspettare ore in fila. Nel suo sogno lucido, il signor Speranza ha immaginato una Baia Domizia viva, moderna, piena di turisti stranieri, quelli veri, quelli della serie “Chi li ha visti?”. Una città più accogliente, meglio organizzata, amata. Ma poi la realtà lo ha investito come una doccia fredda. Sabato pomeriggio: il bancomat è vuoto, finito il contante. Per prelevare, l’unica possibilità è spostarsi a San Castrese, Sessa Aurunca o Cellole. Rimasto senza contanti, il sig. Speranza è stato costretto a entrare in un negozio e chiedere cinquanta euro in anticipo. Il commerciante glieli ha dati, rimettendoci pure la commissione. Anche questo, paradossalmente, è amore per la propria terra: aiutare il turista, anche a costo proprio. “Speranza”, un nome non scelto a caso. Lui ama Baia Domizia. La conosce, ci torna, la vive. Eppure ricorda del sogno che, mentre passeggiava cercando di chiamare la figlia, non c’era segnale. Ha dovuto entrare in un altro negozio e chiedere gentilmente la password del Wi-Fi per riuscire a telefonare. Nessuna antenna civica, nessun potenziamento della rete. E si è chiesto: “Ma tutto questo esiste davvero a Baia? O sto ancora sognando?” C’è poi la questione trasporti. Per molti anziani, raggiungere la chiesa o la farmacia è un’impresa. Nessun collegamento tra la zona nord e quella sud del paese. Così, molte domeniche, il signor Speranza ha dovuto rinunciare persino al Sacramento. Eppure, le idee non mancherebbero. Una su tutte: una ZTL gestita con una card per i fittuari regolari con contratto o i proprietari. Con cartellonistica chiara, numeri identificativi, password agli ingressi cittadini.
Ma anche qui, si sogna e basta. Perché nella realtà come lui stesso dice “Baia abbonda del colore nero”. E non certo nel senso romantico. Infine, la solita sterile polemica: bancherelle sì, bancherelle no. Ma il vero dibattito dovrebbe essere un altro: quello su una visione, un progetto, un futuro possibile. Un sogno, sì, ma concreto, costruibile. Il sogno del signor Speranza non è solo suo. È di chiunque creda davvero nelle potenzialità di Baia Domizia. Oggi, purtroppo, sembra che a Baia ci si debba aggrappare solo ai sogni. Ma se c’è una cosa che questo turista ci ha insegnato, è che a volte basta crederci nei sogni. E forse, da un sogno condiviso, può nascere una realtà migliore. Il signor Speranza si domanda, e ci domanda: Dov’è l’impegno per una città moderna, che non sia solo propaganda? Sono tante le cose che dovrebbero sorgere a Baia. E non basta più restare aggrappati ai sogni.



