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Oltre i confini, insieme per il Garigliano: verso un Contratto di Fiume Interregionale per il nostro bene comune

8 mesi fa

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di Oliviero Casale – componente del Gruppo Valle del Garigliano

Il Garigliano non è soltanto un fiume. È memoria storica, identità condivisa, linfa vitale. È stato risorsa e difesa, confine e ponte, ricchezza naturale e culturale. Nell’antichità alimentava i campi e la vita della Pentapoli Aurunca, quell’alleanza di città – Suessa, Vescia, Ausona, Minturnae e Sinuessa – che proprio nel fiume trovava acqua, fertilità e commercio. Per secoli, il Garigliano è stato sostegno e opportunità. Oggi, purtroppo, è spesso ricordato per le sue ferite.

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Negli ultimi giorni, le immagini alla foce raccontano una nuova pagina di allarme: chiazze fangose, odori nauseanti, fluorescenze sospette. Cittadini, operatori turistici e associazioni denunciano da tempo queste anomalie, che evocano l’ipotesi di scarichi abusivi o malfunzionamenti negli impianti di depurazione. Giunge notizia che il Presidente del Parco RegionaleArea Vulcanica di Roccamonfina e Foce Garigliano”, Adolfo De Petra, avrebbe inoltrato una nota agli organi competenti, chiedendo l’attivazione di una Task Force interforze per indagini, monitoraggi e bonifiche. Se confermata, questa iniziativa segnerebbe un passo importante, perché il Parco, pur privo di poteri sanzionatori, ha il dovere di vigilanza e segnalazione, e il gesto avrebbe un valore politico e simbolico.

Ma il Garigliano non appartiene a un solo Comune, né a una sola Provincia, né a una sola Regione. È un fiume che attraversa la Campania e il Lazio, abbraccia le province di Caserta, Latina e Frosinone, e mette in relazione comunità che condividono la stessa sorte. Per questo motivo, una governance frammentata o limitata a un singolo territorio non può bastare.

Va ricordato che dal 2022, sul versante laziale e in particolare nella provincia di Latina, è in corso il percorso per un Contratto di Fiume del Garigliano – Liri, esperienza preziosa di partecipazione e tutela, ma non ancora sottoscritta definitivamente. Un’iniziativa importante, che dimostra la volontà di valorizzare il fiume, ma che allo stesso tempo evidenzia quanto sia difficile trasformare le buone intenzioni in impegni concreti e vincolanti.

Ecco perché oggi diventa urgente fare un passo in avanti: dar vita a un Contratto di Fiume Interregionale e Interprovinciale, capace di coinvolgere Campania e Lazio, le province di Caserta, Latina e Frosinone, i Comuni rivieraschi, le associazioni, gli operatori economici e i cittadini. Sarebbe un’esperienza pionieristica in Italia, un modello di governance innovativo e partecipato, capace di superare i confini amministrativi e di riconoscere il Garigliano per ciò che è: un bene comune interregionale.

In effetti, oltre alle amministrazioni regionali, provinciali e locali delle due regioni coinvolte, il futuro del Garigliano dipenderà soprattutto dalla capacità di coinvolgere chi sul territorio vive e agisce ogni giorno. Le associazioni ambientaliste, i comitati civici, i movimenti culturali e le comunità di cittadini devono essere parte attiva di questo percorso, insieme agli operatori turistici, agricoli ed economici che hanno a cuore il valore del fiume e della sua valle. Accanto a loro, naturalmente, andranno coinvolti i soggetti istituzionali già presenti e impegnati, come l’attuale Contratto di Fiume del Garigliano – Liri, l’Ente Parco Area Vulcanica di Roccamonfina e Foce Garigliano, i Gruppi di Azione Locale (GAL) che operano lungo i territori attraversati dal corso d’acqua, l’Autorità di Bacino dei Fiumi Liri‑Garigliano e Volturno e la sua evoluzione nell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale. Solo una regia allargata e condivisa, in cui cittadini e istituzioni lavorino fianco a fianco, potrà garantire efficacia e concretezza.

Un simile Contratto non dovrebbe limitarsi alla gestione delle emergenze, ma diventare un progetto di lungo periodo. Potrebbe includere monitoraggi scientifici costanti, bonifiche nelle aree più compromesse, controlli severi sugli scarichi e sugli impianti di depurazione. Ma anche interventi positivi e proattivi: riqualificazione paesaggistica, percorsi naturalistici e cicloturistici, valorizzazione della biodiversità, sostegno all’agricoltura sostenibile, promozione di un turismo verde che diventi volano di sviluppo locale.

In altre parole, significherebbe trasformare il Garigliano da corso d’acqua ferito dall’incuria a patrimonio da rigenerare, da territorio marginalizzato a motore di rinascita condivisa.

La strada non sarà semplice. Coordinare regioni diverse, province diverse e una pluralità di enti richiede coraggio politico, volontà amministrativa e partecipazione civica. Ma è una sfida possibile, e soprattutto necessaria. La nascita di un Contratto di Fiume Interregionale e Interprovinciale appare oggi l’unica via davvero capace di garantire futuro al Garigliano e alla sua valle.

Il fiume che fu linfa vitale dell’antica Pentapoli Aurunca e che ha visto scorrere secoli di civiltà oggi ci interpella con forza. Sta a noi decidere se continuare a considerarlo un fiume dimenticato, lasciato in balia dell’incuria, o se tornare a riconoscerlo come ciò che è sempre stato: vita, identità e speranza.

Il Garigliano non è un fiume di nessuno. È un fiume di tutti. E come tale deve essere salvaguardato, tutelato e rigenerato. Solo unendo le forze oltre i confini sarà possibile restituirgli la dignità che merita e costruire, insieme, un futuro di rinascita per la sua valle.

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