
Il primo caso accertato martedì di contagio da virus West Nile nel comune di Pignataro Maggiore – una donna tuttora ricoverata all’ospedale di Caserta – ha acceso un acceso dibattito sulla prevenzione sanitaria e sulla gestione del rischio da parte delle autorità locali.
La vicenda ha riacceso le tensioni tra opposizione e amministrazione, con accuse di grave ritardo nelle misure di contenimento. Al centro della polemica: l’assenza, per tutto il mese di agosto, di un vero e proprio piano di disinfestazione, nonostante le condizioni climatiche favorevoli alla proliferazione della zanzara Culex, principale vettore del virus.

Il gruppo consiliare “Pignataro 2030” ha denunciato pubblicamente l’inerzia dell’amministrazione:
“A tutela della salute pubblica, e con riferimento al virus West Nile, nulla avrebbe impedito – anzi, sarebbe stato doveroso – attivarsi autonomamente dall’ASL e tempestivamente, con disinfestazioni larvicide e adulticide. L’unico intervento effettuato a luglio appare oggi una mossa puramente propagandistica”.
Critiche condivise anche dal capogruppo di Patto Civico, Vincenzo Romagnuolo:
“Altri Comuni hanno agito in autonomia, senza attendere l’ASL. Pignataro poteva e doveva fare lo stesso. L’intervento di luglio è stato isolato e insufficiente”.
Dal Comune, l’assessore all’Ambiente Concetta Pettrone ha replicato dichiarando che il 9 agosto era stata formalmente richiesta una disinfestazione straordinaria all’ASL, senza però ricevere riscontri.
Solo dopo il caso conclamato di West Nile si è proceduto, nella giornata di ieri, alla disinfestazione larvicida: posizionate esche nei tombini e nei ristagni d’acqua per agire sulle larve. Si trattato di una misura preventiva necessaria ma non sufficiente.
Manca ancora, infatti, una data ufficiale per l’avvio della disinfestazione adulticida, l’unico intervento in grado di colpire direttamente il vettore della malattia – la zanzara adulta – e interrompere la catena del contagio.
Una gestione giudicata da molti cittadini tardiva e incompleta, che solleva interrogativi più ampi sul livello di preparazione delle amministrazioni locali dinanzi a emergenze sanitarie prevedibili e ricorrenti, come dimostrato anche dalle ondate precedenti del virus in altri territori.


