
Mentre l’export agroalimentare italiano affronta una nuova tempesta a causa dei dazi del 15% imposti dagli Stati Uniti su prodotti come olio, vino e pasta, a pagare il prezzo più alto rischiano di essere i territori che fanno del legame con la terra la propria identità. È il caso delle Terre Aurunche, dove la cultura contadina è ancora oggi sinonimo di qualità, biodiversità e tradizione. Nel cuore dell’area aurunca, tra Sessa Aurunca e le frazioni e i comuni limitrofi, nasce l’olio extravergine di oliva DOP Terre Aurunche, un prodotto che racchiude il sapere di generazioni. La varietà dominante, la Sessanella, rappresenta almeno il 70% della composizione Dop , ed è affiancata dalla Corniola, l’Itrana e la Tonacella. È un olio che non è solo alimento, ma identità culturale. Un simbolo di una terra che ha sempre fatto della qualità la propria bandiera, oggi però minacciata dalla prospettiva di perdere competitività sui mercati. Accanto all’olio, il vino è l’altra anima del patrimonio aurunco. Il Falerno del Massico, erede diretto dell’antico vinum Falernum celebrato dai Romani, è ancora oggi uno dei vini più rappresentativi del Sud Italia. Prodotto in una zona altamente vocata, si distingue per l’utilizzo della varietà Primitivo. Ma il territorio sa anche rinnovarsi: la cantina Masseria di Sessa, ad esempio, ha dato vita ad un vino IGT chiamato Aurunco, coltivato su terreni vulcanici. Per realtà piccole e radicate come quelle dell’area aurunca, il rischio è l’aumento dei prezzi. Il pericolo giunge dai concorrenti stranieri dalla Spagna al Cile, dal Marocco alla Grecia sono pronti a riempire lo spazio lasciato vuoto, spesso con prodotti meno costosi ma anche privi di quel valore territoriale, storico e culturale che caratterizza il Made in Aurunco. I contadini e produttori locali , già provati da anni di instabilità economica e aumento dei costi di produzione, si trovano ora a fronteggiare un nuovo ostacolo.



