
Le parole pronunciate da Fulvio Bonavitacola, vicepresidente della Regione Campania e assessore all’Ambiente, durante la riunione di Caivano sull’emergenza Terra dei Fuochi, hanno sollevato un’ondata di indignazione. Il giornalista Salvatore Minieri, in un post pubblico, ha riportato la frase incriminata: “…evitiamo inutili scenografie da palcoscenico”. Con questa battuta, rivolta ai comitati civici e ambientali, Bonavitacola ha liquidato anni di lotte condotte da cittadini, medici, attivisti che hanno messo il proprio tempo, la propria voce e spesso la propria salute al servizio di un territorio devastato. “Quelle parole – scrive Minieri – non hanno offeso solo l’attivismo, hanno umiliato i malati oncologici della nostra regione”. È un richiamo durissimo, che colpisce un nervo scoperto: la Campania continua a registrare tassi altissimi di incidenza tumorale nelle aree più esposte all’inquinamento, mentre il sistema sanitario resta fragile e incapace di rispondere ai bisogni. A rendere ancora più grave la vicenda è il contesto politico. Bonavitacola non è un tecnico prestato alla politica, ma da dieci anni è l’uomo di fiducia del governatore Vincenzo De Luca sulla gestione ambientale. Dieci anni in cui la retorica delle campagne elettorali parlava di piani “stratosferici” per bonificare, per spegnere i roghi, per restituire sicurezza a intere comunità. La realtà, oggi, è ben diversa: i roghi non si sono fermati, continuano a bruciare perfino aziende di rifiuti, la filiera dei controlli resta lacunosa, le bonifiche promesse sono ferme ai proclami. Di fronte a questo fallimento, le parole del vicepresidente suonano come uno schiaffo a chi in questi anni ha resistito al degrado e all’omertà. Minieri conclude senza mezzi termini: “Le parole del vice di De Luca sono un’offesa alla dignità di un popolo ferito ma non piegato. Chieda scusa. E se non è in grado, si faccia da parte”. Il messaggio è chiaro: non c’è più spazio per la retorica, né per l’arroganza di chi deride chi lotta. Dopo dieci anni di gestione, la politica campana deve fare i conti con un bilancio ambientale fallimentare. E con cittadini che non intendono più accettare “scenografie” di parole, ma pretendono fatti.



