
In questi giorni si contano sempre di più i folgorati sulla via Conte, ribattezzata via del metano.
Sono gli stessi che anni fa erano favorevoli all’insediamento dell’impianto SNAM, definendolo poco più che “una pompa di benzina”.
Oggi, invece, sembrano essersi convertiti all’ambientalismo militante.
Eppure basta percorrere quella strada per rendersi conto che di pompe di benzina non ce n’è traccia. L’impianto Snam è grande, visibile, complesso, e chi ha letto le carte sa bene che si tratta di una struttura tutt’altro che neutra per il territorio.
È proprio sulla via del metano che molti sembrano aver avuto un’improvvisa folgorazione.
Ma quale luce abbagliante hanno visto e quale voce hanno sentito? Forse quella dell’opportunismo politico?
Questa conversione è frutto di un sincero ripensamento o di un calcolo politico?
Un dubbio legittimo, soprattutto quando il cambiamento di rotta avviene solo dopo che l’opinione pubblica ha iniziato a chiedere conto.
Il dubbio resta, ma una certezza c’è: l’ambientalismo credibile non si improvvisa. Richiede pratica, coerenza, coraggio e, soprattutto, memoria.
E la memoria, troppo spesso, è la prima a perdersi sulla strada dei politici. La prima vittima della politica.


