
Si terranno questa mattina alle 10.30 i funerali di Giuseppe Monfreda, conosciuto da tutti con affetto come Peppone. La salma giungerà dall’istituto di medicina legale di Caserta, dove è stata effettuata l’autopsia che dovrà chiarire le cause del decesso. Monfreda, ferroviere in pensione di 70 anni, non aveva parenti stretti: non ha mai avuto figli e l’unica sorella è scomparsa anni fa. Accanto a lui, fino all’ultimo istante, c’è stata la moglie Agata, di origini polacche, che per vent’anni è stata la sua compagna di vita. Dopo la morte di Giuseppe, Agata è rimasta al suo fianco per oltre quindici giorni, incapace di accettare l’assenza dell’uomo che amava. Solo il forte odore proveniente dal portone di ferro della loro abitazione ha spinto i vicini a chiamare i carabinieri. La donna, al momento, è stata denunciata. Ma chi conosceva la coppia esclude che possa avere avuto un ruolo nella morte di Giuseppe. Due i motivi: il legame profondo e indissolubile che li univa e la stessa condizione della donna, regolarmente sposata con Monfreda e quindi già titolare del diritto alla pensione di reversibilità. Gli amici raccontano di un amore autentico, vissuto nel silenzio quotidiano e nella complicità più semplice. Non convenzioni, non formalità, ma vent’anni di vita condivisa, tra abitudini e gesti di cura reciproca. La morte di Peppone lascia un vuoto in paese, ma anche una testimonianza toccante: quella di due anime che hanno camminato insieme fino alla fine, e di una donna che, pur nel dolore più profondo, ha scelto di restare accanto al suo uomo oltre ogni limite.



