
di Oliviero Casale, componente Gruppo Valle de Garigliano
Viviamo un tempo fragile, con squilibri che si allargano senza clamore e che chiedono più attenzione comune. Proprio per questo diventa sempre più importante ciò che tiene insieme le nostre comunità. Le città non si tengono insieme solo con regole e bilanci. Si tengono insieme con la fiducia, con relazioni giuste, con luoghi che restano di tutti. Il bene comune è il nome di questa promessa. Non è la somma di interessi privati, è un patto di convivenza che chiede cura, responsabilità, partecipazione.
Dentro questo orizzonte anche la valutazione può diventare gesto di cura. La Valutazione di Impatto Sociale, VIS, non nasce per contare soltanto ciò che c’è. Nasce per capire che cosa cambia in noi e attorno a noi. Le Linee guida nazionali parlano di effetti sulla comunità di riferimento, osservati con strumenti qualitativi e quantitativi e restituiti in modo trasparente [1]. La riforma del Terzo settore ha spostato l’asse verso il dare conto dell’impatto. Stefano Zamagni lo legge come svolta culturale e come tratto distintivo dell’agire degli ETS dopo la Legge 106 del 2016 [2].

La VIS cammina su principi semplici e impegnativi. Intenzionalità, rilevanza, affidabilità, misurabilità, comparabilità, trasparenza e comunicazione. Il legislatore non impone una metrica unica. Chiede processi proporzionati e indicatori coerenti con le dimensioni di valore perseguite [1][6]. Non è tecnicismo. È politica dell’impatto. E quando ci chiediamo impatto per chi, entriamo nel terreno dei beni comuni. Beni materiali e immateriali che una comunità riconosce come essenziali per il benessere individuale e collettivo. Beni che se arricchiti arricchiscono tutti e se impoveriti impoveriscono tutti. La cura della comunità, non la sola manutenzione, trasforma un bene in bene comune e chiede una governance condivisa tra cittadini e istituzioni [3]. Non è retorica. È un compito che trova fondamento nella Costituzione, tra sussidiarietà, partecipazione effettiva e utilità generale [3]. In questa prospettiva anche una parte dei servizi pubblici che custodiscono diritti fondamentali merita di essere trattata come bene comune, con decisioni partecipative e una governance multilivello vicina a cittadini e utenti. È la tesi forte e attuale di Nicola Giannelli [4].
Uno sguardo filosofico rafforza la trama. La tradizione aristotelica ricorda che ogni agire tende a un fine e che il vivere bene insieme è esercizio di virtù dentro una polis capace di fioritura umana per ciascuno. La domanda non è solo che cosa produciamo. È che cosa diventiamo. La VIS allora somiglia a una pratica di phronesis, prudenza pubblica che connette fini e mezzi e che lega la gerarchia dei beni al bene della città. Amartya Sen traduce questa intuizione nel linguaggio delle capabilities, libertà sostanziali di essere e di fare, mentre Martha Nussbaum ne evidenzia la portata civile. La misura conta quando apre possibilità reali di fioritura umana per ciascuno e per tutti [10]. L’orizzonte della cura illumina il quadro. Una VIS ben fatta è esercizio riflessivo che rende visibili i nessi tra intenzioni, azioni, cambiamenti e sostiene una pedagogia del benessere come bene comune [9].
La filosofia di Platone aggiunge una lente ulteriore. L’idea del Bene, paragonata al sole, rende visibili e conoscibili le cose e non si lascia possedere una volta per tutte. Invita a chiedersi di continuo che cosa sia davvero buono e per chi. È una grammatica interrogativa che tiene insieme verità e azione nella città [12]. Nella stessa direzione la proposta di comunanza dei beni per i guardiani non è un vezzo utopico. È cura del bene collettivo che previene il conflitto di interessi, così chi governa non è distratto dal possesso e resta alleato dei cittadini. Si salva la città e si custodisce la giustizia comune [13].
Anche la voce del magistero sociale parla a questo tempo. Papa Francesco ricorda che il tutto è più della parte e anche più della loro semplice somma [15] e invita ad allargare lo sguardo per riconoscere un bene più grande che porterà benefici a tutti [16]. È un invito a pensare l’armonia come compito politico e civile. Il tutto nelle parti e le parti nel tutto, ciascuna con la propria originalità [14]. Questa intuizione conversa con la VIS, perché la valutazione diventa sguardo largo e ricerca di un bene più grande che tenga insieme differenze e destino comune.
Un esempio aiuta a vedere. La Rete delle Case del Quartiere di Torino ha ripensato la valutazione partendo dal Manifesto in dieci punti, non da uno standard anonimo. Il documento valoriale è diventato obiettivo e bussola. Si è scelta una narrazione dei dati capace di tenere insieme numeri e racconti, con personas, focus, interviste. Il valore sociale, culturale e relazionale è emerso con chiarezza. Partecipazione attiva, funzione pubblica di prossimità, radicamento territoriale, capitale umano, impatto economico. Una VIS di rete che tiene insieme l’unità del modello e le differenze dei contesti [5]. Con due virtù preziose. Tradurre un manifesto in misure senza svuotarlo e mostrare governance. Rendere pubblici metodo ed esiti diventa parte del valore generato, alimento di fiducia e leva di riprogettazione. Una valutazione cerniera tra dentro e fuori [5].
Nel lessico dei beni confiscati la VIS mostra un potenziale ulteriore. Racconta come un patrimonio sottratto alla criminalità torni alla cittadinanza e misura ciò che sfugge ai conti economici. Legalità, fiducia, partecipazione, capacità di aprire spazi al noi. Qui la comunicazione non è accessorio. Comunicare per i beni comuni fa crescere la comunità che se ne prende cura [3][8]. A questa radice si affianca una visione che intreccia giustizia, responsabilità e destinazione universale dei beni. Papa Francesco lo ricorda con chiarezza. Ogni persona ha diritto a una vita degna. Questa dignità chiede un impegno responsabile delle istituzioni e dei cittadini perché le risorse siano equamente condivise in ottica di bene comune [11]. Così la VIS diventa anche esercizio di prudenza pubblica. Allena al discernimento collettivo e chiede a chi ha più potere una misura maggiore di responsabilità.
Tutto converge con quanto chiedono le Linee guida. Coinvolgimento delle parti interessate, metodi proporzionati, evidenze verificabili, pubblicazione degli esiti come parte del valore. L’impatto non si possiede. Si condivide. È nella condivisione fra enti, amministrazioni e comunità che la VIS compie il suo gesto più politico. Abilitare scelte informate e prendersi cura dei beni comuni [1][6][7].
Se la valutazione è un varco il bene comune è ciò che intravediamo oltre. Una città un po’ più giusta. Servizi che non si esauriscono nella tariffa. Spazi in cui il di tutti non è di nessuno ma di ciascuno. La VIS, quando è fatta bene, non limita l’azione. La libera dall’opaco. La rende discutibile e quindi migliorabile. La riconsegna alla comunità che l’ha resa possibile. È la misura della cura. In un tempo di frammentazione questa misura diventa filosofia pratica. Dati che aiutano a vivere bene insieme. Un invito di cui oggi abbiamo davvero bisogno [1][2][4][9][10][11][12][13][14][15][16].
Bibliografia
[1] Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Linee guida per la realizzazione di sistemi di valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte dagli ETS DM 23 luglio 2019
[2] Zamagni S. Prefazione in La finanza ad impatto sociale — Quaderni della Fondazione Quaderno 11
[3] Soletti F. Impatto Sociale e Beni Comuni materiali e slides
[4] Giannelli N. Beni comuni e servizi pubblici
[5] Rete delle Case del Quartiere di Torino Report VIS 2021–2022
[6] CSVnet – AICCON La valutazione d’impatto sociale dei CSV Rapporto 2018
[7] Polidori P. Fonović A. Valutazione d’impatto sociale del Terzo settore long abstract e inquadramento di policy
[8] Soletti F. Impatto Sociale e Beni Comuni – Laboratorio Elementi fondamentali per l’analisi
[9] Falaschi E. Il benessere come bene comune Studi sulla Formazione 2017 Firenze University Press
[10] Gullino S. Bene comune e bene individuale da Aristotele ad Amartya Sen Atti della Accademia Roveretana degli Agiati 2022–2023
[11] Casale O. Il Bene Comune eredità viva di Papa Francesco Lettera aperta 23 luglio 2025
[12] Giovannetti L. La dialettica e il Bene discussione di S. Broadie Plato’s Sun-like Good Lo Sguardo 2022
[13] Platone Repubblica passo sulla comunanza dei beni dei guardiani commento scolastico Loescher 2023
[14] Francesco Discorso ai Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea 24 marzo 2017 Santa Sede Sala Regia armonia tra tutto e parti
[15] Francesco Evangelii gaudium paragrafo 235 principio del tutto più della parte
[16] Francesco Evangelii gaudium paragrafi 235 e 239 invito ad allargare lo sguardo verso un bene più grande


