
Stanno scomparendo, uno dopo l’altro, i cosiddetti “negozietti di vicinato”. Entro la fine del mese chiuderà anche il negozio di alimentari (in dialetto “poteca”) nella frazione Ponte, dopo 50 anni di attività. Un punto di riferimento per tante famiglie locali, ora costrette a recarsi altrove. Una “morte commerciale” che si avverte sempre più chiaramente, ma che non tocca minimamente la grande distribuzione. Sulle colline delle Toraglie i servizi si fanno sempre più rari, a causa dello spopolamento o forse anche per altri motivi. Resta il fatto che le frazioni di Ponte, Fontanaradina, Santa Maria Valogno, Cescheto e San Martino non hanno più il negozietto di quartiere, quello che un tempo rispondeva alle esigenze quotidiane delle massaie, dei giovani o dei passanti in cerca della tradizionale “mbustarella”.Le cause sono molteplici: pensionamenti, calo della popolazione, ma anche la mancanza di locali commerciali disponibili per chi volesse aprire una nuova attività, anche piccola. Questi negozi, che hanno permesso a intere generazioni di crescere con servizi a portata di mano, stanno lentamente scomparendo. Secondo studi di settore, è necessario un piano di sostegno e defiscalizzazione per chi ancora opera in aree montane, nelle zone interne, nei piccoli centri e nei centri storici. Serve inoltre favorire nuove aperture, garantendo una sostenibilità economica nel lungo periodo. Insomma, serve una programmazione che non rappresenti il colpo di grazia, ma uno spinta per la rinascita dei servizi commerciali nei paesi. La pianificazione urbanistica e commerciale, finora, non ha tenuto conto delle reali esigenze delle comunità. Tutto ciò nasce da una visione poco accorta del territorio.



