Oggi: 03 Mag, 2026
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Dopo due mesi dalla morte di Paolo Mendico, la scuola “Pacinotti” rompe il silenzio: “Siamo stati travolti dal dolore e dal fango”

6 mesi fa

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A due mesi dalla morte di Paolo Mendico, il 14enne che si è tolto la vita nella sua camera da letto, l’Istituto “Pacinotti” di Fondi e Santi Cosma e Damiano ha diffuso una lunga lettera aperta. Un messaggio carico di dolore e indignazione, scritto per difendere la scuola dalle accuse di presunti episodi di bullismo e per restituire dignità a una comunità ferita. “La morte di Paolo ha lasciato la scuola nello sconforto più totale. Chiusa nel suo dolore, continua a chiedersi il perché di un gesto così disperato, ma non ci sono risposte facili”, scrive la scuola. Gli insegnanti raccontano un ragazzo integrato, sereno, presente nelle chat di classe fino a poche ore prima della tragedia. “Si è detto che Paolo fosse vittima di atti di bullismo. Non è vero. Era parte attiva del gruppo, un gruppo vivace ma rispettoso. Nulla lasciava pensare a una sofferenza causata dai compagni”. L’istituto spiega di aver attivato percorsi educativi, sportelli di ascolto e iniziative di prevenzione già dall’inizio dell’anno scolastico. “Eppure, di fronte a ogni tragedia giovanile, la risposta è sempre la stessa: trovare un colpevole e gettarlo in pasto alla folla”, si legge nella nota. Nella lettera vengono richiamati anche i post della madre di Paolo, che nei mesi precedenti alla tragedia aveva espresso pubblicamente apprezzamento per la scuola. “Se davvero ci fossero stati episodi di bullismo, la madre avrebbe elogiato così l’istituto?”, scrivono i docenti. Poi la riflessione più amara: “Vogliamo davvero credere che la scuola sia la sola responsabile? O dobbiamo interrogarci come società sulla solitudine in cui tanti giovani vivono?”. Il “Pacinotti” denuncia le conseguenze di settimane di accuse e minacce, ricordando anche le parole del procuratore di Cassino Carlo Fucci, che ha parlato del rischio di “vittime secondarie”: “Nessuno pensa al dolore dei compagni di Paolo e delle loro famiglie, già condannati dal tribunale mediatico”. “Abbiamo taciuto per rispetto e dolore, ma ora dobbiamo difendere la nostra verità”, conclude la scuola. “Confusione e odio stanno distruggendo ciò che costruiamo ogni giorno con cura e attenzione. Attendiamo che la verità giudiziaria metta fine a questo fango. Fino ad allora vogliamo solo ricordare Paolo con rispetto e amore”.

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