
Restituire dignità e funzione a un luogo che ha segnato la storia sportiva, sociale e anche tragica di Sessa Aurunca. È l’appello del professore Pietro De Santis al sindaco di Sessa Aurunca Lorenzo Di iorio, con una nota in cui chiede la riqualificazione dell’ex campo sportivo “Cappuccini”, oggi ridotto a deposito e parcheggio improvvisato. Un sito che non rappresenta solo la storia della gloriosa “A.C. Sessana”, ma anche il ricordo di una ferita profonda: l’incidente del 22 marzo 1966, in cui persero la vita il professore Gori Lombardi, l’avvocato Antonio De Santis e il calciatore Giuseppe Laudato, impegnati in attività per la società sportiva. Per De Santis, quel campo è parte viva della memoria collettiva e merita di tornare a essere luogo di incontro, cultura e partecipazione.
La nota del professore Pietro De Santis:

La storia di un popolo si riconosce dal passato, presente e dal senso di appartenenza, prerogative fondamentali che vanno onorate e rispettate sempre.
Al Sindaco del Comune di Sessa Aurunca
Oggetto: riutilizzo dell’ex Campo sportivo “Cappuccini”.
Il sottoscritto Pietro De Santis, nato a Sessa Aurunca (CE) ed ivi residente in via Scanzati 2,
– vista la tendenza della Sua Amministrazione alla politica del “fare”, fuori da ogni falsa ed inutile retorica;
– all’interno di una progettualità in atto, finalizzata a dare decoro, visibilità e rivalutazione al Centro della nostra città, oltre all’attenzione riposta verso altre variabili del nostro territorio,
si permette
di prospettarle un problema, che è stato un po’ trascurato e, comunque, passato sotto silenzio, non adeguatamente valutato.
Si fa riferimento al rinomato Campo sportivo “Cappuccini”, che è diventato luogo di raccolta di materiale di risulta dei lavori in corso, nonché di parcheggio improvvisato.
Dello stesso si vogliono sottolineare alcuni elementi che ne giustificano una sua presa di attenta e dovuta considerazione, senza dare luogo a formalismi verbali, del tutto inutili, vuoti ed impropri.
La “storia” di una città, di una comunità, di un luogo non è legata solo al loro coinvolgimento in avvenimenti, fatti e situazioni di superiore rilevanza, ma anche a punti strategici, a singolari contesti, a specifici modi di essere, di pensare, di proporsi di un popolo o di qualche personaggio.
In tale ottica va inserito il “Cappuccini”, il campo della gloriosa ”A:C: Sessana”, che, nei suoi 110 anni di attività e, in particolare, nel periodo successivo al secondo conflitto mondiale, ha rappresentato un luogo attivo, partecipativo, di incontro di un’intera popolazione, che si stava riprendendo dalla disastrosa e drammatica vicenda ed esperienza bellica.
I sessani attendevano con ansia la domenica, in cui la squadra del loro cuore, partecipante a varie e significative categorie del mondo del calcio, scendeva in campo, per vederla giocare.
Occupavano qualunque spazio disponibile o possibile, con figure caratteristiche e singolari nel comportamento e nell’esserci, spinti dal desiderio di assistere alle gare tutti insieme, qualunque fosse la categoria sociale dei presenti.
Le loro grida, gli applausi, gli incitamenti, parole gettate al vento, perché no, anche colorite, espressioni che fanno parte del patrimonio specifico dei tifosi, favorivano lo scaricarsi della tensione che, giorno dopo giorno, si accumulava nel proprio “io”, per motivazioni di diversa natura o per riempire quel vuoto esistenziale, che è un segno distintivo, specie di quella parte della popolazione, che versa in precarie condizioni socio – economiche.
L’attività sportiva della “Sessana”, cosi, gestita da personaggi di diversa e varia classe sociale della nostra città, a seconda dei tempi e delle circostanze, con grande sforzo finanziario e con il contributo dell’Amministrazione Comunale, si configurava come “un segno di identità” della nostra Comunità, totalmente legata alla stessa senza riserve o pregiudizi di nessun genere, in un rapporto di appartenenza, di solidarietà, di attaccamento ai colori.
Se, poi, il ”Campo Cappuccini”, per farsi “storia” particolare della nostra Città, oltre alle componenti innanzi riportate, necessita della presenza di vittime, un’evidente testimonianza di ciò è offerta dalla data del 22 marzo 1966.
Si tratta del drammatico evento della perdita di due componenti il Consiglio di Amministrazione della Società sportìva “A:C: Sessana”, che l’occupava, il prof. Gori Lombardi e l’avv. Antonio De Santis, e di un giocatore della stessa, Giuseppe Laudato, in un incidente stradale, avvenuto non in un ambito privato, ma nell’assolvimento di compiti, di cui la Società aveva bisogno in quella circostanza.
Alla luce di tali premesse, nello specifico, il sottoscritto
chiede
una rivisitazione e un recupero del luogo in oggetto, con un allestimento non richiedente somme di denaro eccessive, ma tali da poterlo utilizzare (con l’inevitabile insegna riportante il drammatico evento del 1966 e con la disponibilità di uno spazio occorrente per allocare documenti e testimonianze della sua “storia”, sul piano calcistico e socio-culturale), nelle seguenti modalità:
– attività sportive organizzate per ragazzi della nostra città, con particolare riferimento a quelli appartenenti a fasce sociali più deboli, per la loro formazione e per la sicurezza sociale;
– manifestazioni di ordine artistico, musicale, culturale e religioso di qualità, senza trascurare l’insieme delle varie e specifiche tradizioni presenti nell’arco del nostro territorio;
– attività economiche, come fiere, mercati settoriali, con particolare riferimento ai nostri rinomati prodotti e di qualità del mondo enogastronomico ed artigianale.
E, cosi, tale luogo, inserito di diritto nella storia della nostra Città, che affonda le sue radici in tempi molto lontani; nell’ambito di un vasto contesto ambientale e territoriale, ricco di qualificanti e prestigiose sussistenze monumentali, artistiche e culturali, con la presenza di mare, di insediamenti termali e di fertili colline; famoso per essere stato patria, soggiorno e visita di grandi personaggi della cultura e dell’arte,
si configura, altresì, come un’altra possibilità di vivificazione della nostra città.
Il tutto, accompagnato dalla messa in atto di una meritata campagna propagandistica non solo a livello locale, ma regionale, nazionale e, perché no, europea, favorito dalla cortese accoglienza della nostra gente.
In tale ottica si potranno coinvolgere le associazioni e le istituzioni di vario indirizzo presenti sul territorio, con esperienze già collaudate in merito, per un loro più specifico contributo sul piano dell’assistenza e dell’organizzazione delle stesse, ivi compreso quello del sottoscritto che non è abituato solo a parlare, ma ad assumere anche disinteressati e responsabili impegni, se richiesti.
In attesa di un riscontro alla presente richiesta, si inviamo distinti saluti.
PIETRO DE SANTIS


