
di OLIVIERO CASALE
Negli ultimi anni il dibattito pubblico ha spesso usato parole come polarizzazione, odio in rete, crisi della democrazia. Il trumpismo è diventato uno dei simboli di questa stagione. Non solo per le scelte politiche, ma per il modo in cui ha occupato la scena pubblica, esasperando il conflitto e logorando i codici impliciti della convivenza democratica.
Per capire come reagire a un contesto di questo tipo può essere utile richiamare un concetto ancora poco conosciuto fuori dall’ambito specialistico. Si tratta dell’antifragilità.

Siamo abituati a distinguere tra fragilità e robustezza. Fragile è ciò che si rompe facilmente. Robusto è ciò che resiste ai colpi senza cambiare. Qualche volta parliamo di resilienza, quando un sistema, dopo uno shock, riesce a tornare simile a com’era prima. L’antifragilità aggiunge qualcosa in più. Alcuni sistemi, se esposti a difficoltà moderate e ripetute, non si limitano a resistere, ma migliorano. Il corpo umano ne è un esempio. Senza allenamento si indebolisce, con uno sforzo controllato si rafforza.
Portata nel campo sociale e politico, l’antifragilità indica la capacità di persone, comunità e istituzioni di usare le crisi come occasione di apprendimento e di trasformazione. Non è la ricerca del caos per interesse, né la furbizia di chi approfitta delle difficoltà altrui. Nel senso che qui interessa, l’antifragilità contiene una dimensione etica. Ha a che fare con il modo in cui si prova a trasformare gli urti in percorsi che rafforzano la qualità della democrazia e del bene comune, non solo la posizione di chi ha più potere o più risorse.
Dentro questa cornice il trumpismo non è un modello, ma lo sfondo problematico. Può essere descritto come un’esasperazione del caos contemporaneo. Al centro vi è una polarizzazione permanente. Il linguaggio pubblico viene organizzato intorno alla contrapposizione tra un noi e un loro mutevoli e indistinti. Le élite, i media, i migranti, le istituzioni internazionali diventano, di volta in volta, il bersaglio polemico. Il dissenso, anziché essere riconosciuto come fisiologico in una democrazia, viene spesso trattato come tradimento o minaccia.
Il risultato è una frammentazione crescente dei rapporti sociali. Le sfumature scompaiono, i confini identitari si irrigidiscono, il sospetto reciproco diventa la grammatica diffusa delle relazioni. A questo si aggiunge la pressione costante sugli assetti istituzionali. Lo scontro sistematico con i media, la delegittimazione di apparati tecnici e giudiziari, l’uso spregiudicato dei social come canale diretto di mobilitazione producono un clima di instabilità che logora le regole non scritte della democrazia.
Sul piano internazionale, scelte improvvise in materia di dazi, alleanze e trattati aumentano la volatilità economica e geopolitica. Il trumpismo non inventa il disordine, ma lo porta allo scoperto, lo rende più visibile e più acuto.
In un contesto del genere l’antifragilità non appartiene al trumpismo. Appartiene, se mai, a chi è costretto a conviverci. La domanda diventa allora che cosa significa essere antifragili senza assomigliare a chi alimenta il caos.
A livello individuale non è antifragile chi si limita a galleggiare nel rumore o a cavalcare i toni aggressivi. È antifragile chi riesce a mantenere senso critico, a verificare le informazioni, a non ridurre il mondo a due tifoserie contrapposte. È una forma di responsabilità verso se stessi e verso gli altri.
A livello organizzativo l’antifragilità non coincide con l’abilità di sfruttare ogni vuoto normativo a proprio vantaggio. Imprese, associazioni, corpi intermedi possono certamente imparare a non dipendere da un solo contesto politico, a diversificare relazioni e strategie. Ma la vera prova è un’altra. Usare le crisi per migliorare trasparenza interna, partecipazione, legami con le comunità di riferimento. Non soltanto sopravvivere ai cambiamenti, ma chiedersi in che modo la propria trasformazione possa contribuire a rendere il sistema meno vulnerabile e più giusto.
A livello istituzionale l’antifragilità si intreccia direttamente con l’idea di democrazia. Fenomeni come il trumpismo mettono in luce nodi rimasti a lungo irrisolti. Disuguaglianze profonde, territori e gruppi sociali che si percepiscono esclusi, distanza crescente tra cittadini e decisori. Una democrazia antifragile non si limita a contenere il fenomeno sul piano elettorale, né si adatta imitandone linguaggio e stile. Usa la crisi come occasione per riformare procedure opache, ampliare gli spazi di partecipazione, correggere politiche che hanno prodotto scarti e rancore.
In questo senso l’antifragilità non è il talento di pochi nel trarre profitto dalle difficoltà di molti. È la capacità di una società di non sprecare il segnale contenuto nelle proprie crisi. Lo shock diventa una lente che ingrandisce le fragilità già presenti. La vera scelta è che cosa fare di ciò che si vede. Difendere solo l’ordine precedente, facendo finta che nulla sia accaduto, oppure accettare la fatica di una trasformazione orientata al bene comune.
Resta un rischio evidente. Raccontare l’antifragilità in rapporto al caos può far pensare che ogni crisi sia, in fondo, un bene. Non è così. Le crisi hanno costi reali, spesso pagati soprattutto da chi ha meno voce e meno protezioni. L’antifragilità, se la si prende sul serio, serve proprio a questo. Non a giustificare lo shock, ma a impedire che l’esito sia solo distruzione o cinico opportunismo.
Guardare al trumpismo come esasperazione del caos contemporaneo permette di tenere insieme due consapevolezze. Da un lato la constatazione dei danni prodotti da una politica che vive di polarizzazione e delegittimazione. Dall’altro la necessità di non rispondere soltanto con la nostalgia dell’ordine perduto. In mezzo c’è lo spazio, stretto ma decisivo, di una antifragilità ancorata all’etica, alla democrazia, al bene comune. Una capacità collettiva da coltivare se non vogliamo che la turbolenza diventi semplicemente la nuova normalità, senza alcun percorso di rigenerazione condivisa.

![Oliviero Casale Trumpismo e antifragilità[1]](https://www.officina0823.it/wp-content/uploads/2025/11/Oliviero-Casale-Trumpismo-e-antifragilita1.jpg?v=1763887047)
