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OLTRE I FATTI – COP 30, tra ambizione e attese disattese: il “Mutirão globale” è una speranza, ma manca una data per l’addio ai fossili

5 mesi fa

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di Oliviero Casale, componente Gruppo Valle del Garigliano



Nel cuore dell’Amazzonia, dove la foresta respira con la stessa irregolarità del clima che cambia, la COP 30 di Belém tenta di aprire un nuovo capitolo dell’azione internazionale. Ogni anno, le COP riuniscono i governi del mondo in qualità di Parti della Convenzione sul cambiamento climatico e dell’Accordo di Parigi: sono il luogo in cui si misurano ambizioni, si revisionano progressi e si negozia, spesso parola per parola, la direzione politica della transizione globale. Anche stavolta, le sale della conferenza raccontano lo stesso equilibrio precario di sempre: urgenza scientifica da una parte, prudenza diplomatica dall’altra; volontà di convergere e timore di esporsi; aspettative accese e compromessi che incombono
La Presidenza brasiliana arriva con un’idea profondamente identitaria: il “Global Mutirão”. Nella cultura locale, il mutirão è un lavoro collettivo, un gesto comunitario orientato al bene di tutti. Trasformarlo in un concetto politico globale significa proporre una mobilitazione che non sia solo tecnica, ma anche culturale ed emotiva. Nella sua Advance Version, il documento non ancora sottoscritto ma già ampiamente discusso si offre come visione più che come impegno. Una speranza, appunto. Un invito a un’azione comune per colmare un divario che la scienza descrive come drammaticamente crescente.
Eppure, come spesso accade nelle COP, le omissioni pesano tanto quanto le proposte. Nel testo circolato a Belém non appare alcuna data per l’uscita dai combustibili fossili. Nessun riferimento a un phase-out globale, nessuna scadenza condivisa che indichi quando carbone, petrolio e gas dovranno cessare di essere il motore dell’economia mondiale. È un’assenza che stride in un contesto che dovrebbe rappresentare il vertice della responsabilità climatica collettiva. E stride ancora di più alla luce dei dati richiamati dalla stessa bozza: il budget di carbonio compatibile con 1,5 gradi è ormai prossimo all’esaurimento e il mondo non è su una traiettoria in grado di invertire la rotta.
Questo non significa che la Presidenza abbia scelto la via della neutralità. Al contrario, il documento mette in evidenza alcune verità politicamente sensibili: dalle responsabilità storiche dei Paesi sviluppati per i mancati tagli alle emissioni prima del 2020, alla constatazione che quattro quinti del budget di carbonio sono già stati consumati. È il tipo di linguaggio che raramente entra nei testi negoziali e che certifica un divario profondo tra conoscenza scientifica e risposte politiche.
La strategia, però, sembra orientarsi verso un terreno meno conflittuale di quello legato ai combustibili fossili. La Presidenza punta su due iniziative di lungo periodo: il “Global Implementation Accelerator”, pensato per rafforzare l’attuazione dei piani nazionali, e la “Belém Mission to 1.5”, una missione politica di tre presidenze consecutive della COP orientata a mantenere vivo l’obiettivo di 1,5 gradi. Sono strumenti che potrebbero rivelarsi influenti, ma che non colmano il vuoto lasciato dall’assenza di una roadmap sull’uscita dai fossili.
Intanto, mentre nell’arena politica prende forma il Mutirão, un altro documento aveva già tracciato una prima traiettoria. La Belém Declaration on Global Green Industrialization, firmata il 14 novembre, cioè prima dell’avanzamento del Mutirão, ha preparato il terreno indicando l’industria pesante come uno dei fronti decisivi della transizione. Una dichiarazione multilaterale sostenuta da governi, organismi internazionali e grandi attori industriali, nata per accelerare la decarbonizzazione dei settori più emissivi e promuovere una nuova forma di industrializzazione verde, sostenibile e inclusiva.
La Declaration riconosce che la trasformazione delle filiere industriali – dall’acciaio al cemento, dalle rinnovabili alle tecnologie pulite – è indispensabile per centrare gli obiettivi climatici. Chiede un coordinamento multilaterale più robusto, investimenti coerenti e un’infrastruttura istituzionale dedicata, ponendo le basi per un modello industriale che non riproduca le disuguaglianze del passato. E tuttavia, come il Mutirão, evita accuratamente il nodo più controverso: la fine dei combustibili fossili.
La vera ambizione della COP 30, tuttavia, sembra indirizzarsi altrove: verso la finanza. La bozza chiede di mobilitare almeno 1,3 trilioni di dollari all’anno entro il 2035 per i Paesi in via di sviluppo. Una cifra mai pronunciata in questi termini dentro una COP. È la presa d’atto che senza una massiccia redistribuzione degli investimenti, la transizione non sarà né rapida né globale. Ma anche qui, gli impegni restano volontari, non vincolati a un meccanismo giuridico che garantisca prevedibilità e continuità.
Parallelamente, Belém tenta di ricostruire un rapporto fratturato: quello tra istituzioni e società. Le COP, viste spesso dall’esterno come processi iper-tecnici e distanti, vengono ripensate dalla Presidenza brasiliana come spazi di “multilateralismo popolare”. Le popolazioni indigene, le città, le imprese, i giovani e le comunità locali vengono riconosciuti come parte integrante della soluzione, non solo come spettatori o portatori di interesse. La narrativa del mutirão assume qui il suo significato più pieno: non un semplice slogan, ma una cornice etica per una transizione che pretende di essere inclusiva.
Resta, tuttavia, la domanda che attraversa tutta la conferenza: basterà tutto questo senza una data per l’addio ai fossili? La storia delle COP è costellata di slanci e frenate, entusiasmi e disillusioni. Questa volta il clima non concede più margini. Il Mutirão globale e la Dichiarazione industriale di Belém rappresentano segnali importanti, forse perfino necessari. Ma senza una scelta chiara sul destino dei combustibili fossili, rischiano di rimanere strumenti potenti ma incompleti.
Per ora, Belém ha acceso una luce. Resta da capire se il mondo sarà disposto a seguirla lungo il sentiero che ha appena illuminato.
Fonti:

  • Belém Declaration on Global Green Industrialization. COP30, Belém, Nov. 2025. United Nations Industrial Development Organization (UNIDO), UNDP, UNECLAC, UNCTAD, and supporting governments and institutions, 14 Nov. 2025.
  • United Nations Framework Convention on Climate Change. “Global Mutirão: Uniting Humanity in a Global Mobilization Against Climate Change. Draft Decision -/CMA.7.” FCCC/PA/CMA/2025/L.24, Advance Version, 22 Nov. 2025
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