
di Oliviero Casale – Componente del Gruppo Valle del Garigliano
Nel panorama europeo contemporaneo, attraversato da transizioni profonde e da una competizione globale sempre più serrata, la Commissione Europea introduce un concetto capace di ridefinire il rapporto tra persone, lavoro e territori: il right to stay, il diritto delle persone a restare nella propria comunità avendo accesso a un lavoro dignitoso, servizi di qualità e opportunità reali di sviluppo. Non si tratta di una formula retorica, ma di una scelta politica che riconosce come la qualità del lavoro e la qualità della vita siano inseparabili. Per territori come la Valle del Garigliano, collocati in un’area strategica ma a lungo marginalizzata dalle grandi traiettorie di investimento, questo principio assume un valore particolarmente rilevante.

La nuova Quality Jobs Roadmap presentata dalla Commissione nel dicembre 2025 afferma con chiarezza che non esiste competitività sostenibile senza coesione territoriale. L’Europa non può permettersi regioni forti e regioni deboli, né può accettare che intere comunità siano costrette a migrare per accedere a servizi essenziali, opportunità professionali o condizioni minime di stabilità economica. Il right to stay diventa così un indicatore della salute democratica degli ecosistemi territoriali, oltre che uno dei pilastri della qualità del lavoro.
Il legame con le dinamiche globali è evidente. Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum mostra come le trasformazioni del lavoro siano sempre più polarizzate: ruoli altamente specializzati e posizioni della care economy crescono rapidamente, mentre molte occupazioni tradizionali si riducono. Il rischio è quello di un mercato biforcato, capace di attrarre competenze in poche aree metropolitane e di impoverire progressivamente i territori periferici. La qualità del lavoro, in questo scenario, non può essere un parametro astratto: è la condizione che consente ai territori di restare vitali, di trattenere talenti, di generare capitale sociale e di costruire un’economia realmente inclusiva.
Nella Valle del Garigliano, come in molte aree interne italiane, la sfida è duplice. Da un lato vi è la necessità di sostenere il tessuto produttivo esistente attraverso percorsi di transizione digitale, energetica e organizzativa che rendano le imprese più forti e competitive. Dall’altro vi è l’urgenza di creare un ambiente capace di valorizzare il lavoro in tutte le sue dimensioni: sicurezza, retribuzione adeguata, prospettive professionali, ma anche servizi educativi, trasporti, welfare locale, formazione continua e possibilità concrete di costruire qui il proprio progetto di vita.
Il right to stay non è, dunque, un diritto individuale isolato; è un obiettivo sistemico. Esso richiede che i territori sviluppino una propria infrastruttura del lavoro di qualità, fondata su competenze aggiornate, reti di imprese innovative, amministrazioni capaci di programmare e gestire servizi complessi, modelli di partenariato tra pubblico, privato e Terzo Settore. È un approccio che si inserisce perfettamente nelle visioni dell’Industria 5.0, dove la centralità dell’umano, la sostenibilità e la resilienza si intrecciano con la tecnologia per costruire sistemi produttivi più maturi e orientati al bene comune.
Un territorio è in grado di garantire il right to stay quando nessun giovane è costretto ad andarsene per mancanza di opportunità, quando le persone possono crescere professionalmente senza essere obbligate a spostarsi altrove, quando le imprese trovano competenze adeguate e possono investire con fiducia. È l’opposto della logica emergenziale, è la costruzione di una strategia di lungo periodo che permetta di vedere la Valle del Garigliano non come una periferia, ma come una piattaforma territoriale capace di competere e cooperare nello spazio italiano ed europeo.
Per rendere effettivo questo diritto serve una politica nazionale coerente con la visione europea. Servono investimenti strutturali nella formazione tecnica e digitale, infrastrutture materiali e immateriali, sistemi di qualità certificati che garantiscano standard elevati nei servizi al lavoro, nella sicurezza, nella protezione sociale. Serve, soprattutto, riconoscere che la qualità del lavoro è una scelta che riguarda progettazione, governance, pianificazione industriale e capacità territoriale di generare valore condiviso.
Come Gruppo Valle del Garigliano vogliamo essere parte propositiva, capaci di stimolare amministrazioni comunali, provinciali, regionali e tutte le istituzioni coinvolte affinché il right to stay diventi un obiettivo condiviso e misurabile. Significa contribuire alla costruzione di una visione di territorio che orienti le scelte pubbliche verso interventi in grado di rafforzare i settori produttivi locali, promuovere collaborazioni con università, imprese e organismi di ricerca, sostenere la creazione di lavori qualificati e sostenibili e incoraggiare politiche che permettano alle persone di restare nei luoghi in cui desiderano vivere. Per questo chiediamo alle istituzioni di assumere con determinazione la responsabilità di sviluppare un modello di crescita che non costringa nessuno a partire per poter vivere dignitosamente, perché la possibilità di restare è parte integrante della qualità del lavoro e della dignità dei territori.
La sfida europea dei quality jobs diventa, qui, una sfida identitaria. È il modo con cui un territorio afferma che il futuro non deve essere inseguito altrove, ma costruito dove affondano le sue radici. È anche una responsabilità istituzionale concreta: garantire che ogni persona abbia la possibilità reale, non solo dichiarata, di restare, lavorare, crescere e contribuire allo sviluppo della propria comunità.
Il right to stay è, in questo senso, il nome nuovo di una promessa antica: la promessa di un territorio che non abbandona nessuno, e che sceglie di prendersi cura del bene comune delle generazioni future.


