Oggi: 03 Mag, 2026
PIGNATARO
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PIGNATARO MAGGIORE -I politici contano le presenze in piazza, i cittadini fanno i conti con le bollette.

4 mesi fa

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A Pignataro Maggiore, in queste settimane, il confronto politico sembra essersi cristallizzato su una questione decisiva, almeno a giudicare dal dibattito pubblico: quale piazza fosse più popolata durante gli eventi natalizi. Dopo la guerra delle palle di Natale, battuta amara ma rivelatrice, la discussione si è spostata sulle presenze, sulle fotografie, sui confronti a colpo d’occhio tra una sera e l’altra. Piazza piena contro piazza vuota, evento riuscito contro evento meno riuscito. Come se la salute democratica e il futuro di una comunità potessero essere misurati contando le persone sotto un albero illuminato.
Non è una polemica contro il Natale né contro le iniziative di animazione. Il punto è politico: ciò che questa discussione rivela della classe dirigente locale. Di fronte a una crisi profonda e strutturale, la politica sceglie di misurarsi sull’effimero, sull’immagine, sull’eccezione festiva trasformata in criterio di valutazione dell’azione amministrativa.
Si parla di desertificazione delle piazze durante le feste, ma si evita accuratamente di affrontare la desertificazione ben più grave che attraversa Pignataro da anni: quella demografica, sociale e culturale.
I dati sono chiari e difficilmente contestabili. Dal 2005 a oggi il paese ha perso oltre 800 residenti, con un calo particolarmente accentuato tra il 2017 e il 2019. La popolazione diminuisce in modo costante, l’età media ha superato i 45 anni, il saldo naturale è fortemente negativo (–43 nel 2023), e neppure i flussi migratori riescono più a compensare l’emorragia. Non si tratta di uno spopolamento fisiologico, comune a molte aree interne: è uno svuotamento strutturale, che racconta di giovani che vanno via, di famiglie che non tornano, di un territorio che non riesce più ad attrarre né a trattenere.
Questa dinamica ha responsabilità precise. Riguarda chi governa, ma riguarda anche chi dovrebbe esercitare un ruolo di opposizione e di proposta alternativa. La maggioranza amministra senza una visione di lungo periodo; l’opposizione, salvo rare eccezioni, rincorre il dibattito imposto, finendo per legittimare lo stesso terreno simbolico: eventi, presenze, fotografie. In questo modo il confronto politico si appiattisce e il paese resta senza una vera discussione sul proprio futuro.
Il risultato è una politica che ha progressivamente ristretto il proprio orizzonte. Non è Pignataro a essere troppo piccola: è la politica ad essersi rimpicciolita, ridotta a gestione dell’apparenza. Una politica che scambia l’evento per progetto, la piazza piena per partecipazione, la visibilità per consenso, rinuncia di fatto alla sua funzione democratica: leggere la realtà, orientare il cambiamento, costruire scelte collettive durature.
Finché il dibattito pubblico continuerà a concentrarsi sulle luci, sulle presenze di una sera, sulle piazze “piene” contrapposte ad altre “vuote”, e non sulle vite che ogni anno lasciano il paese, Pignataro continuerà a svuotarsi in silenzio. E anche le decorazioni più luminose, alla fine, non riusciranno più a illuminare nulla.
La domanda, allora, non è quale piazza fosse più affollata a Natale.
La vera domanda è se Pignataro voglia continuare a discutere dell’immagine di sé o iniziare finalmente a discutere del proprio futuro, e se esista, oggi, una politica capace di farlo davvero.

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