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ITALIA – Il discorso di Mattarella e il peso delle parole

8 mesi fa

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Viviamo in un tempo in cui tutti urlano. In tv, sui social, in politica. Sergio Mattarella invece ha fatto il contrario. Nel discorso di fine anno ha parlato piano. Senza attaccare nessuno. Senza cercare applausi.
Dietro di lui c’era la Costituzione. Non come una decorazione, ma come un messaggio. Mentre oggi le parole vengono usate male, semplificate, spesso per dividere, il Presidente ha scelto frasi semplici ma piene di significato. Ha parlato con calma. Senza esagerare.
La prima parola importante è stata pace. Non detta come una cosa ingenua, ma come una responsabilità. In un periodo in cui la guerra sembra normale e l’odio viene giustificato, Mattarella ha ricordato che la pace è un diritto e una scelta.
Poi ha parlato ai giovani. Non dicendo di credere ciecamente, ma di partecipare. Di non essere indifferenti. Di non accettare una politica fatta solo di slogan e tifoserie. Il messaggio è chiaro. Se le parole non contano più, anche la democrazia perde valore.
Il centro di tutto è la coesione. Stare insieme. Capirsi. Perché una società che non usa più le stesse parole rischia di dividersi. E quando le parole vengono usate male, qualcuno può usarle per comandare invece che per spiegare.
Mattarella non ha polemizzato. Non ha urlato. Ha risposto con il suo modo di parlare. Calmo. Continuo. Responsabile.
Non è stato un discorso che consola. È stato un richiamo. Le istituzioni non crollano solo con gli attacchi, ma quando smettiamo di capire il senso delle parole. Quel messaggio non guarda al passato. Parla a noi. E ci chiede una cosa difficile. Tornare a dare peso alle parole.

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