Oggi: 03 Mag, 2026
cavalieri e don mottola
cavalieri e don mottola

AVERSA – L’avvocato Cavalieri rende nota la presenza di don Mottola, il prete accusato di pedofilia, alla celebrazione nel duomo: la diocesi minimizza ma peggiora la situazione

4 mesi fa
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È stato l’avvocato Sergio Cavaliere a denunciare sui social la presenza di don Michele Mottola durante celebrazioni religiose solenni. Una denuncia pubblica che ha riaperto una ferita mai chiusa. La diocesi di Aversa ha tentato di correre ai ripari con una nota ufficiale. Ma invece di chiarire, ha peggiorato la situazione.
La Chiesa prova a ricucire. Ma la ferita resta aperta e, parola dopo parola, diventa sempre più grande.
Dal comunicato emerge che don Mottola avrebbe scontato le pene inflittegli sia dalla magistratura dello Stato italiano sia da quella ecclesiastica. Ma la diocesi non dice quali siano queste pene. Non spiega in cosa consistano. Non chiarisce la loro durata. Su questo punto resta il silenzio.
Sergio Cavaliere mette nero su bianco alcune “precisazioni” che pesano. “Don Michele Mottola ha scontato interamente la sua pena, non è mai stato spretato ed è stato reinserito nel clero”. Un dato che da solo basta a spiegare lo sconcerto di molti fedeli.
Non solo. “La diocesi lo ha perdonato al posto della vittima e lo fa partecipare agli eventi più solenni”, scrive l’avvocato. Altro che restrizioni. Nei fatti, la presenza pubblica diventa una riabilitazione. Un segnale chiaro, e inquietante.
La diocesi parla di tolleranza zero. Ma Cavaliere smonta anche questo slogan: “La famosa tolleranza zero sui crimini sessuali dei preti sono solo chiacchiere”. Parole dure, ma supportate dai fatti.
C’è poi la questione della verità. La Chiesa sostiene di aver denunciato. L’avvocato ribatte senza ambiguità: “Don Michele Mottola fu scoperto da Le Iene. La sua storia fu coperta dopo le prime indiscrezioni di stampa”. Non un dettaglio. Un passaggio che cambia tutto.
E la tanto citata “massima vigilanza”, cosa significa davvero. “Una specie di Grande Fratello dei preti pedofili”, chiede Cavaliere.
La Chiesa tenta di mettere una pezza parlando di speranza e redenzione. Ma la realtà è un’altra. Un prete condannato, mai allontanato, esposto nei riti più solenni. E una ferita che la diocesi non riesce più a nascondere.

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