Oggi: 03 Mag, 2026
don roberto e benito
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SESSA AURUNCA – L’abbraccio del Duomo a Benito tra le parole di Don Roberto Guttoriello e l’assenza delle istituzioni. La lettera straziante della figlia commuove la città.

4 mesi fa
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Sessa Aurunca si è fermata, ieri sera, per un abbraccio collettivo che ha il sapore amaro dell’ingiustizia ma quello dolcissimo della memoria viva. Tra le navate del Duomo, la comunità si è stretta attorno alla famiglia di Benito Lauretano per la messa a una settimana dalla sua scomparsa. Una funzione che non è stata solo un momento di preghiera, ma un atto di amore necessario per un uomo di novant’anni a cui la Prefettura ha negato il rito funebre religioso, una ferita profonda, che la cittadinanza non riesce proprio ad accettare, sentendo come proprio il dolore di una famiglia colpita da un provvedimento che appare lontano anni luce dalla realtà di un uomo onesto e stimato da tutti. Il Duomo era colmo di volti rigati dalle lacrime e di gente comune che ha voluto esserci a ogni costo. In questo calore umano, è apparso ancora più stridente e gelido il vuoto lasciato dalle poltrone delle autorità politiche e istituzionali. Un’assenza che si è sentita come un macigno, specialmente da parte di quell’amministrazione comunale che Benito ha servito con estrema dedizione per una vita intera, prima come custode del cimitero e poi come usciere negli uffici. Fa male notare come la solidarietà, quella che troppo spesso corre facile e veloce sui social tra un post e un commento di circostanza, sia venuta a mancare proprio nel momento della testimonianza fisica e del rispetto dovuto a un ex dipendente. Ieri sera, tra i banchi, non c’erano fasce tricolori né rappresentanze ufficiali, ma solo la dignità di un popolo che non dimentica chi ha seminato bene. Don Roberto Guttoriello ha saputo accarezzare il dolore dei presenti con parole di rara bellezza. Durante l’omelia, il parroco ha tratteggiato il profilo di Benito non solo come un cittadino esemplare, ma come un grande uomo di fede, un’anima semplice e pura che cercava Dio nei gesti quotidiani e nel silenzio del mattino. Parole che hanno restituito una luce solenne a una figura che qualcuno ha cercato di oscurare. Il momento più difficile, quello in cui il silenzio si è fatto preghiera, è arrivato con la lettura della lettera di Ernestina, la figlia di Benito. Con la voce rotta ma ferma nella sua fierezza, ha raccontato la vita di un padre “di altri tempi”, capace di caricarsi sulle spalle le fatiche della guerra e della fame per non far mancare nulla ai propri cari. La famiglia, che ha già dato mandato a un legale per chiedere giustizia a ogni livello e ripulire la memoria del proprio caro, ha voluto condividere questo testamento d’amore che riportiamo integralmente qui di seguito.

Oggi siamo qui per salutare nostro padre, Benito Lauretano. Lo facciamo con il cuore colmo di dolore, ma anche di immensa gratitudine, perché abbiamo avuto il privilegio di avere come padre un uomo grande nella sua umiltà. Papà era un uomo di altri tempi. Veniva da una famiglia numerosa, undici figli, cresciuti in anni durissimi, segnati dalla guerra, dalla fame e dai sacrifici. Fin da ragazzo ha imparato cosa significa adattarsi, resistere, prendersi cura degli altri. Andò a fare il soldato e, con i pochi soldi guadagnati con la sua fatica, aiutò la sua famiglia, sostenne sua madre rimasta sola e si fece carico dei fratelli come solo un vero padre sa fare. Ricordava spesso quei tempi difficili, ma non ha mai perso la speranza: cercava sempre una soluzione, sempre una strada per proteggere chi amava. Ci raccontava che durante la guerra, quando suonava la sirena, prendeva la sorellina più piccola sulle spalle e ordinava agli altri di correre verso il rifugio. Lo seguivano tutti. Papà è sempre stato così: una guida silenziosa, una protezione sicura. Quando ha sposato la nostra mamma, ha continuato a fare quello che aveva sempre fatto: prendersi cura degli altri. Si è fatto carico di sua madre Ernestina e di suo fratello, vivendo tutti insieme in una casa piccola ma piena di amore. Noi quattro sorelle siamo cresciute vedendo un padre che non si è mai concesso una vacanza, che non ha mai smesso di lavorare, che non si è mai lamentato. Non lo abbiamo mai sentito dire “sono stanco”. Sul suo volto c’era sempre un sorriso, nelle sue parole sempre un incoraggiamento. Dove c’era buio, papà portava luce. Non era un uomo di grandi discorsi, ma di fatti. Non sapeva esprimere a parole tutto l’amore che provava per noi, ma ce lo ha dimostrato ogni giorno, con un amore totale, profondo, silenzioso. Ci ha insegnato valori che oggi sembrano rari: il rispetto, l’onestà, la bontà, la dignità del lavoro. Aiutava chiunque glielo chiedesse, anche quando veniva sfruttato o mal pagato, perché la sua bontà era più forte di tutto. Papà cercava sempre la pace. Non lo abbiamo mai sentito pronunciare una parola cattiva su qualcuno, né in casa né per strada. Al mattino presto lo vedevano camminare e gli chiedevano dove andasse così presto; lui rispondeva semplicemente che andava a trovare Gesù. Amava la vita in ogni sua forma: rispettava un fiore, una formica, un animale affamato a cui non faceva mai mancare del cibo. Per noi, papà era davvero come San Francesco: un uomo semplice, gentile, profondamente buono. Era forte come una roccia e fiero della sua vita umile e povera. Era fiero della sua famiglia. Anche quando la malattia è entrata nella sua vita, non ha mai smesso di lottare. Ha sopportato interventi, cure, difficoltà enormi, cercando sempre di vivere con dignità e normalità. Negli ultimi tempi la sofferenza è stata grande, e vederlo fragile ci ha spezzato il cuore. Ma anche nel dolore, papà cercava il suo Gesù, chiamava la sua mamma, e non ha mai perso la fede. Nella notte, in silenzio, il nostro papà si è spento. Ma ciò che ci ha lasciato non si spegnerà mai. Papà ci ha insegnato cosa significa essere uomini e donne giuste. Ci ha lasciato l’esempio di una vita spesa per gli altri, senza chiedere nulla in cambio. Se oggi è ricordato e amato da tutti, è perché ha seminato bene, ogni giorno della sua vita. Ciao papà. Grazie per tutto l’amore che ci hai donato. Continua a vegliare su di noi, come hai sempre fatto. Noi porteremo avanti i tuoi insegnamenti, il tuo sorriso e la tua bontà. Perché un uomo come te non muore mai davvero.”

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