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funerali di nogaro
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CASERTA – L’ultimo saluto a Monsignor Raffaele Nogaro, rito funebre ufficiato dal Cardinale Domenico Battaglia

4 mesi fa
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Alla presenza delle autorità civili, militari e religiose si sono svolti questa mattina, presso il Duomo di Caserta, i funerali solenni di Monsignor Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta ed ex vescovo di Sessa Aurunca. A presiedere il rito funebre è stato il Cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo metropolitano di Napoli, che ha ricordato con parole toccanti la figura di un uomo di Chiesa che ha saputo incarnare il Vangelo tra la gente, con coraggio, passione e radicalità evangelica. Don Raffaele ha portato la Chiesa fuori dalle sagrestie e ha fatto entrare nella Chiesa il pacifismo, l’ambientalismo, la difesa del lavoro, dei migranti e della legalità. È stato un vescovo scomodo, amato dalla sua gente ma spesso osteggiato dentro e fuori la gerarchia ecclesiastica. Negli anni Ottanta e Novanta, quando nelle curie si distribuivano più santini elettorali che immagini sacre, e la subcultura camorristica stringeva in una tenaglia politica, economica e sociale l’intero Mezzogiorno, Don Raffaele – soprannominato da molti “il vescovo nero” – cacciò via i mercanti dal tempio e i camorristi dalle sacrestie.
Era un tempo in cui la democrazia aveva poco di cristiano, e la Chiesa taceva per convenienza o per paura. Nogaro invece parlava, agiva, disturbava. Fu oggetto di attacchi da parte della CEI, di alcuni prelati e di molti politici, a cui aveva tolto visibilità, potere e legittimazione. Non temeva il conflitto: il Natale del 1982, dopo aver celebrato la messa, lo trascorse fuori ai cancelli con gli operai di una fabbrica in crisi a Sessa Aurunca, condividendone la lotta e la notte. Gesto evangelico che gli costò l’etichetta di “comunista” da parte di certi ecclesiastici, incapaci di leggere il Vangelo se non nei salotti. I politici democristiani, senza essere cristiani, stigmatizzarono le sue prese di posizione sull’immigrazione, sull’ambiente e su una Chiesa che doveva tornare alla croce di Cristo, e non alla croce sullo scudo crociato. I camorristi lo temevano, lo odiavano: non perché parlasse di legalità, ma perché la praticava, toglieva loro terreno, delegittimava il loro potere. Era un pericoloso sovversivo perché non aveva paura.
Nogaro non fu mai uomo di potere. Fu un servo del Vangelo, come Don Tonino Bello, come Papa Francesco. Visse tra gli ultimi, nei luoghi del dolore e della sofferenza. Denunciava l’ingiustizia, ma non lo faceva dai pulpiti: lo faceva nelle piazze, nei cortei, davanti alle fabbriche chiuse, accanto ai migranti, ai poveri, agli scartati. Per questo motivo, il Comune di Sessa Aurunca ha proclamato il lutto cittadino per il 16 gennaio 2026, giorno in cui verrà celebrata la messa in suffragio nella Basilica Cattedrale della città. Il sindaco ha voluto così rendere omaggio a una figura che ha profondamente segnato la comunità sessana con la sua testimonianza di fede e impegno civile. Don Raffaele è stato ed è ancora oggi un segno vivo di un cristianesimo profondo, autentico, incarnato. Non ha mai cercato applausi, ma verità. E il suo esempio rimane scolpito nelle coscienze di chi lo ha conosciuto, amato, seguito. La sua morte segna la fine di un’epoca, ma anche l’inizio di un’eredità che resta, e che ci interroga

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