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PIGNATARO MAGGIORE – Biometano, due centrali previste a Pignataro Maggiore: nel Casertano il cuore del piano Retina da 600 milioni. Cittadini preoccupati: “Quale transizione ecologica?”

4 mesi fa
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Il 27 marzo 2025 Il Sole 24 Ore ha pubblicato un articolo che sta facendo discutere molti territori del Sud Italia, in particolare la provincia di Caserta. Al centro del dossier, l’ambizioso piano industriale della società Retina, che prevede la realizzazione di 21 impianti per la produzione di biometano, con un investimento complessivo di 600 milioni di euro.

Ben cinque di questi impianti sorgeranno in provincia di Caserta: a Sessa Aurunca, Pietravairano, Dragoni e soprattutto due nel solo comune di Pignataro Maggiore.
Secondo quanto riportato dal quotidiano economico, il progetto rientra nel quadro della transizione energetica sostenuta anche dal PNRR. Gli impianti, di media taglia, dovrebbero essere realizzati da Retina attraverso una partnership tecnico-finanziaria con soggetti privati e istituzionali. La produzione di biometano sarà destinata all’immissione in rete e al settore dei trasporti.

Ma mentre il piano viene presentato come un’opportunità per “rafforzare l’autonomia energetica nazionale” e creare occupazione, sul territorio le reazioni sono tutt’altro che entusiaste.

A Pignataro Maggiore, dove già si registra una spaccatura politica sul tema ambientale, la prospettiva di due nuovi impianti a biometano ha sollevato allarme e interrogativi, sia sul piano urbanistico che ambientale. I cittadini si chiedono perché un comune di modeste dimensioni debba ospitare ben due centrali e in che modo siano stati scelti i siti di insediamento.
Gli impianti a biometano non sono privi di impatto: richiedono continui conferimenti di materiale organico (reflui zootecnici, scarti agricoli, fanghi, FORSU), generano emissioni odorigene e comportano un traffico pesante costante. Per questo in molte regioni d’Italia sono sorti comitati contrari alla loro realizzazione, soprattutto in aree agricole e residenziali.

Il timore è che decisioni di forte impatto vengano prese lontano dai cittadini, senza valutarne a fondo le ricadute.

L’articolo del Sole 24 Ore parla di “accelerazione” del piano e di tempi rapidi, ma non fa menzione dei procedimenti autorizzativi e delle eventuali opposizioni in corso. Intanto a Pignataro si riaccende la tensione: c’è chi parla di “colonizzazione energetica”, di scelte calate dall’alto, e chi chiede trasparenza assoluta sui progetti.
In un contesto dove la transizione ecologica rischia di trasformarsi in una corsa al profitto, la comunità locale rivendica il diritto di sapere, di scegliere e di proteggere il proprio territorio. Due centrali a biometano in un solo comune non possono essere una coincidenza. Sono, piuttosto, un segnale che impone riflessione, vigilanza e partecipazione attiva.

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