
La situazione nelle carceri italiane è gravissima tra continui pestaggi, diffusione di telefonini e traffici di droga ecc. ecc. A denunciarlo è un agente della Polizia Penitenziaria, che chiameremo Mario per ovvie ragioni, parlando a favore dei suoi colleghi. Secondo Mario, basterebbero provvedimenti semplici ma incisivi per scoraggiare i comportamenti violenti: “Sarebbe sufficiente trasferire un detenuto a 800 chilometri dalla propria famiglia: invece di sei colloqui al mese, ne farebbe uno solo.” La situazione, però, resta drammatica e nessuno sembra intervenire. “A volte mi ritrovo a dover controllare più di un piano con circa 110 detenuti, quando per quel servizio servirebbero almeno sette agenti e ognuno fa come gli pare”.Il problema principale resta la carenza di personale: mancano circa 20 mila unità. “Mi fa ridere quando lo Stato dice di aver assunto, dico un numero a caso, cinquemila agenti e poi non considera i seimila andati in pensione. È surreale perché stiamo sempre sottorganico”. Mario denuncia anche la mancanza di sicurezza in diversi istituti: “Non si lavora in sicurezza nelle carceri, nemmeno a Santa Maria Capua Vetere e Carinola. Tutti i miei colleghi sono d’accordo”. I controlli sono pochi e insufficienti: “Ci sono persone che entrano in carcere e non possono essere perquisite da noi. Dopo più di trent’anni, la situazione carceraria è peggiorata in modo drammatico e a nessuno sembra interessare. C’è lassismo”. Il veterano spiega anche come sia cambiato il linguaggio e la gestione interna: “Non si chiamano più celle, ma “camere di pernottamento”, per gli ergastolani. Le camere restano aperte dalla mattina alla sera e durante il giorno molti detenuti vanno a lavorare, percependo uno stipendio di circa 1.100 euro netti al mese.” Tanti i temi affrontati e c’è ne sarebbero altri mille nel mondo carcerario, ma su un punto Mario è certo: “Non servono nuove carceri. Serve personale. Senza agenti, il sistema è destinato a crollare”.



