Il caso che coinvolge Giovanni Zannini, con il riferimento alle vicende dell’Asl di Caserta e al dirigente Vincenzo Iodice, va trattato con equilibrio. Non siamo qui a giudicare né ad assolvere Zannini. Sarà la magistratura a chiarire se ci siano state responsabilità e a stabilire la verità dei fatti. Il principio di garanzia vale per tutti e non può essere messo in discussione. Ma siamo qui a dire che questa storia non nasce oggi e non riguarda una sola persona. La sanità è stata per anni terreno di ingerenze politiche. Un luogo dove la politica ha spesso messo le mani, indicando uomini, spingendo nomi, cercando controllo. È successo con tanti politici, di ogni colore, in tempi diversi. Non è una scoperta e non è un’eccezione. Chi riusciva a piazzare un proprio riferimento all’interno dell’Asl diventava automaticamente forte sul territorio. Più forte degli altri. È così che si costruisce il potere, ed è così che il sistema si è trascinato fino a oggi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Una sanità che fatica a funzionare, conti che non tornano, servizi che non rispondono ai bisogni dei cittadini. E non per mancanza di professionalità, ma perché troppe volte le scelte non sono state libere. Mettere fine a questo meccanismo non è impossibile. Basterebbe una cosa semplice. Scegliere i manager per quello che sanno fare, guardando i curricula, le esperienze, i risultati. Non l’appartenenza politica. E poi lasciarli lavorare davvero, senza telefonate, senza pressioni, senza dover rispondere a questo o a quel politico. Autonomia vera. Responsabilità chiare. Solo così l’Asl può tornare a essere un luogo al servizio dei cittadini e non uno spazio di potere. Il caso Zannini, qualunque sarà l’esito giudiziario, ci dice una cosa chiara. Il problema non è una persona sola. Il problema è un sistema che da troppo tempo tutti conoscono e che nessuno ha mai davvero voluto cambiare.

CASERTA – Il caso Zannini e l’Asl di Caserta, tanti altri dovrebbero rispondere per la sanità condizionata dalla politica
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