Il 31 gennaio 1983, la camorra colpì lo Stato nel modo più vigliacco: uccidendo in pieno giorno Nicandro Izzo, appuntato del Corpo degli Agenti di Custodia, davanti al carcere di Poggioreale. La giornalista Luciana Esposito ha pubblicato sui propri canali social una nota sui fatti.
Izzo, originario di Calvi Risorta (Caserta), si trasferì a Pignataro Maggiore dopo il matrimonio. Nato il 1° dicembre 1944, arruolatosi nel 1967, era in servizio a Poggioreale dal 1976, uno degli istituti penitenziari più complessi d’Italia, dove si distinse per i controlli scrupolosi su pacchi e corrispondenza destinati ai detenuti, impedendo traffici e ordini criminali.
Secondo la nota di Esposito, proprio queste attività avevano reso Izzo un bersaglio: “Proprio quelle regole che, in un carcere segnato dal potere dei clan, diventano un bersaglio”. Per questo motivo, era già stato minacciato più volte e stava per essere trasferito a Roma, al carcere di Regina Coeli.
Il 31 gennaio, nel suo ultimo giorno di servizio a Napoli, Izzo uscì dal carcere poco dopo le 8:30 per prendere il pullman. Non arrivò mai: un killer su un ciclomotore lo affiancò e lo uccise con un colpo alla testa sparato con una pistola silenziata, a pochi metri dal mercato di Corso Malta. Come scrive Esposito, si trattò di “un’esecuzione camorristica, chiara, brutale, dimostrativa”, un chiaro messaggio di sfida alle istituzioni.
L’omicidio di Izzo rientra in una stagione di violenza che colpì duramente il personale penitenziario di Poggioreale, uomini dello Stato esposti e lasciati soli, puniti per il loro servizio. Il Ministero dell’Interno ha riconosciuto Nicandro Izzo come “Vittima del Dovere”, sottolineando che non fu ucciso per caso, ma per il suo senso dello Stato.
Il sacrificio di Izzo è ricordato anche a livello istituzionale: il carcere di Viterbo è dedicato alla sua memoria, mentre a Pignataro Maggiore, un parco giochi vicino alle scuole porta il suo nome.
A distanza di decenni, Izzo resta un simbolo della resistenza civile alla criminalità organizzata. Come scrive Esposito, “la criminalità organizzata teme più di ogni altra cosa l’onestà quotidiana, silenziosa, inflessibile. E chi la pratica paga spesso il prezzo più alto”.

CALVI RISORTA/PIGNATARO MAGGIORE -Nicandro Izzo, l’agente di custodia ucciso dalla camorra per il suo senso dello Stato
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