

Ieri è successo qualcosa di importante. I cittadini si sono riappropriati simbolicamente dell’area della discarica Ex Pozzi, un luogo che per anni è

stato una sorta di porto franco, chiuso e sottratto alla collettività e al pieno controllo dello Stato.
L’ingresso di una delle strade di accesso era stato


addirittura bloccato con delle catene, messe da un personaggio convinto di essere il custode e il padrone dell’intera area.
Quando quelle catene sono state rimosse, la gente è entrata.
E lì è stato evidente a tutti: non stavano violando nulla. Il cancello di ingresso è divelto, rendendo di fatto la zona priva di ostacoli all’accesso.

Per la prima volta un gruppo di persone ha organizzato una manifestazione popolare proprio in quel luogo, un’area di cui si parla da decenni. I giornalisti – fin dal 2015 e anche prima – hanno denunciato la devastazione ambientale

che va avanti da vent’anni e che nessuno ha mai davvero fermato.
Ieri, però, qualcosa è cambiato. Le comunità hanno attraversato quei luoghi, riconquistando simbolicamente quelle aree e restando lì fino al tramonto.

Con il calare della luce, il paesaggio si è fatto sospeso, lunare, spettrale. La presenza di quei corpi vivi, commossi e arrabbiati ha creato un senso di assoluto straniamento in un paesaggio ostile e respingente.
Il corteo ha bloccato la SS7 per un tratto significativo. Una scelta forte, che ha acceso i riflettori anche su altri impianti del territorio, realtà che hanno un impatto ambientale tutt’altro che marginale.
È l’ulteriore tappa di un percorso che va avanti da tempo: il cammino di una comunità che scende in strada per difendere il proprio territorio. E ogni volta viene accusata di non rappresentare nessuno.

Ma la domanda è un’altra: chi ha avuto la legittimazione del voto in tutti questi anni? Quali interessi ha davvero rappresentato? Quelli dei cittadini, i propri o altri interessi?
Domanda scomoda, tutt’altro che retorica. Perché chi oggi accusa queste persone di non essere rappresentative dovrebbe prima spiegare come ha usato il proprio mandato elettorale.


