
L’ufficio di riscossione coatta, affidato a una società esterna e voluto dall’Ente Comune, è stato collocato in Corso Lucilio. Una scelta che sta generando non pochi malcontenti tra i cittadini. Non si poteva individuare una sede più adatta, considerando i tanti uffici comunali vecchi, nuovi o già pronti all’uso? Un noto esponente della maggioranza ha dichiarato che posizionare l’ufficio in Corso Lucilio rappresenterebbe una strategia per riportare persone nel centro storico, da sempre poco frequentato. Una motivazione che molti hanno definito paradossale. Che le tasse debbano essere pagate da tutti è un principio indiscutibile. Tuttavia, la collocazione dell’ufficio sta creando notevoli disagi: persone costrette a lunghe file lungo il Corso, al freddo, senza alcuna tutela della privacy, in attesa per ore anche solo per un semplice chiarimento o per discutere una cosiddetta “cartella pazza”. Negli ultimi anni si è appreso che il Comune registrava circa 43 milioni di euro di evasione. Tale cifra sarebbe stata ridotta a 23 milioni, generando dunque entrate significative per l’Ente. Attraverso un manifesto pubblico (vademecum), l’Amministrazione ha invitato i cittadini a presentarsi presso gli uffici della società esterna incaricata, Municipia, per regolarizzare la propria posizione. Un noto professionista locale ha affrontato la questione con ironia ma anche con lucidità, esprimendo una critica alle scelte messe in campo. “Ironia della sorte, ci stavamo dolendo della desertificazione di Corso Lucilio (potevi uscire anche in pigiama senza incontrare nessuno), ed eccoci accontentati con file di malcapitati davanti all’ex negozio di abbigliamento ‘Camomilla’. – si legge nella nota del professionista sessano- Per carità, non si tratta di deportati in coda per la ‘doccia’, ma di centinaia o migliaia di destinatari di solleciti di pagamento di una TARI stagionata, rispolverata dalle ceneri dell’incuria degli uffici comunali, che oggi si pretenderebbe di recuperare con sanzioni e interessi moratori — come se dell’inerzia della Pubblica Amministrazione fossero colpevoli i contribuenti. Ma soprattutto, e qui casca l’asino, l’esattore evidenzia sui solleciti presunte notifiche interruttive, guarda caso tutte intervenute nel penultimo o nell’ultimo giorno di un certo anno… E se qualcuno si preoccupava di esporsi in pubblico in un luogo così centrale, oggi non deve piu’ dolersi, poiché dalla dose di veleno al Cianuro non si salva piu’ nessuno”



