
Oggi sindaci e consiglieri comunali di Terra di Lavoro si ritrovano davanti alle urne per scegliere i nuovi componenti del consiglio provinciale. Ma, a guardare bene, sembra quasi una recita per un’istituzione che la legge Delrio ha trasformato in un guscio vuoto, privandolo di anima e, soprattutto, di portafoglio. È una lotta che appare inutile, una sfida per un ente che sulla carta gestisce scuole e strade, ma che nella realtà è diventato un organismo monocratico dove tutto ruota attorno al presidente. In questo caso, la partita è tutta nelle mani di Anacleto Colombiano, sindaco di San Marcellino e uomo forte della Provincia. Candidarsi oggi “contro” o in alternativa a lui, senza avere un filo diretto con la presidenza, significa rassegnarsi a un ruolo di pura comparsa. Se non c’è sintonia con il vertice, un consigliere provinciale non riesce a portare a casa nulla per il proprio territorio, né un metro di asfalto, né una finestra nuova per un liceo. La verità è che questa non è una partita per i territori, ma un gioco di scacchi per i “big” della politica casertana che si nascondono dietro le liste per pesare i propri voti e misurare i propri muscoli. Quindi, cari consiglieri comunali che da stasera sarete anche consiglieri provinciali, non pensate di aver conquistato l’Everest: siete solo entrati in un palazzo dai corridoi stretti dove, senza la chiave giusta, conterete poco o nulla



