
A quarant’anni dalla legge che impone ai Comuni di dotarsi del Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche, in Campania solo Salerno ha adottato il PEBA. Lo rende noto il Garante dei diritti delle persone con disabilità della Regione Campania, Paolo Colombo, nel comunicato del 3 marzo 2026. Il Piano del Comune di Salerno è stato adottato con delibera di Giunta numero 127 del 2025 ma non è ancora stato approvato dal Consiglio comunale. I dati emergono da un’indagine dell’Associazione Luca Coscioni che ha monitorato i 118 Comuni capoluogo italiani, a quarant’anni dall’introduzione dell’obbligo con la legge 28 febbraio 1986 n. 41. Negli altri capoluoghi campani la situazione è ferma o in ritardo. Ad Avellino il percorso è avviato e il Piano ha ottenuto un primo via libera in commissione. A Benevento è in fase di adozione. A Caserta risultano finanziamenti regionali ma non ci sono aggiornamenti pubblici. A Napoli non sono disponibili informazioni online e non è arrivata risposta alla richiesta di accesso agli atti. A livello nazionale, 43 Comuni pari al 36,4% hanno approvato il PEBA con delibera di Consiglio. Sedici Comuni hanno un Piano non ancora approvato o strumenti non previsti dalla normativa. Venticinque sono in fase di redazione. Trentaquattro risultano senza PEBA o con informazioni non reperibili. Secondo l’associazione, solo il 15% dei Comuni italiani avrebbe realmente adottato il Piano. Il Garante Paolo Colombo parla di violazione dei diritti. “Il non rispetto della normativa sui PEBA è una vera e propria discriminazione. L’assenza dei PEBA non è una semplice mancanza amministrativa, ma una lesione di diritti. Alcuni comuni come Catania, Santa Marinella e Pomezia sono stati condannati ad adottare il PEBA. A quarant’anni dalla legge l’Italia è ancora indietro nel rispetto dei diritti legati all’accessibilità. Parliamo della possibilità concreta per milioni di persone di vivere, muoversi, studiare e lavorare in condizioni di pari dignità. Occorre rispettare la legge e considerare l’accessibilità prima di tutto una questione culturale. È impressionante che nuove costruzioni ignorino principi basilari di progettazione inclusiva. C’è da augurarsi di non dover aspettare altri quarant’anni perché l’accessibilità diventi una realtà effettiva e non solo un obbligo scritto sulla carta.”



