Oggi: 03 Set, 2026
EX POZZI
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CALVI RISORTA – (LE FOTO) Ex Pozzi, gli inquinanti sono documentati da un decennio: i dati e le foto

6 mesi fa

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Dall’audizione del movimento Basta Impianti alla Commissione parlamentare Ecomafie sembrerebbe emergere un dato di particolare rilievo: dai risultati delle analisi dei carotaggi effettuati nel 2025 nell’area della ex Pozzi di Calvi Risorta non sarebbero emersi inquinanti di particolare pericolosità e non si rileverebbe più la presenza di fusti industriali.
Un elemento che, se confermato, ridimensionerebbe il quadro di contaminazione del sito. Eppure fotografie, video e dati tecnici in nostro possesso da circa dieci anni documentano la presenza nell’area di sostanze altamente tossiche, tra cui cromo, clorometano, piombo, zinco e ftalati e un numero ingente di fusti industriali.
Grazie al lavoro dei cronisti locali, e grazie allo straordinario lavoro di Salvatore Minieri che per primo ha portato alla luce la vicenda passata alle cronache come la discarica chimica più grande d’Europa, nel corso degli anni è stato possibile raccogliere una grandissima quantità di materiale: fotografie, riprese video e documentazioni dirette realizzate durante le fasi degli scavi e delle indagini. Io stessa realizzai alcune fotografie nei giorni in cui la Corpo Forestale dello Stato effettuava gli scavi nell’area.
Il paesaggio che si presentava allora era infernale. Fanghi dai colori innaturali emergevano dal terreno insieme a cristalli di sostanze chimiche, scorie industriali e residui plastici. Dal suolo si sprigionavano fumarole causate dai fenomeni di autocombustione dei rifiuti interrati, segni evidenti di una reazione chimica in atto nel sottosuolo. Un quadro che negli anni è stato documentato da numerosi testimoni e che ha contribuito a rendere evidente la gravità della situazione.
A questi elementi si aggiunge la relazione fondamentale del professor Andrea Buondonno dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, nella quale vengono segnalati metalli pesanti come piombo, zinco e cromo nei terreni dell’area, contribuendo a delineare un quadro di contaminazione noto almeno dal 2015.
È proprio il contrasto tra questi elementi, documentati negli anni, e i risultati più recenti dei carotaggi a sollevare interrogativi. Se oggi nelle analisi non emergono più sostanze particolarmente pericolose, che fine hanno fatto gli inquinanti documentati in passato? Dove sono i fusti che chiaramente si vedono nei video e belle foto dell’ epoca?È ipotizzabile che una parte della contaminazione non sia scomparsa, ma si sia semplicemente spostata più in profondità, fino a raggiungere il livello della falda acquifera?

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