Oggi: 03 Mag, 2026
Santuario Nostra Signora di Fatima Marcianise esterno 1
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MARCIANISE – Don Mimì non c’è più, ma la sua voce ancora chiede di completare ciò che aveva iniziato

1 mese fa
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A Marcianise il nome di Don Mimì Dragone non è un ricordo sbiadito. È ancora una presenza viva, che si sente nelle strade, nelle navate del Santuario, nei volti di chi lo ha conosciuto e amato. Quasi quattro anni dopo la sua scomparsa, ciò che pesa non è solo la sua assenza, ma un sogno rimasto sospeso: l’opera del commiato, il progetto voluto dal popolo e pensato dal parroco per dare dignità all’ultimo saluto dei fedeli.
Non era un capriccio, ma un bisogno reale della comunità. Don Mimì lo aveva ascoltato e trasformato in un progetto concreto: un luogo di accoglienza, di rispetto, di umanità. Un segno da lasciare, anche in memoria di Monsignor Nogaro, con il quale condivideva una stessa idea di Chiesa semplice e vicina alla gente. Il piano era stato approvato, definito e avviato, e doveva essere, per volontà del parroco, non modificabile. Ma oggi quell’opera è ferma. È lì, incompiuta. Non per mancanza di soldi o problemi tecnici, ma per inerzia, per silenzi e rinvii che hanno spento l’entusiasmo di chi quella promessa l’aveva creduta possibile.
C’è amarezza tra i fedeli, che continuano a chiedere che il sogno di Don Mimì non venga sepolto con lui. Ci si interroga, si attende un gesto dal Vescovo, Monsignor Pietro Lagnese, o dalle istituzioni, perché l’eredità spirituale e sociale di un pastore non finisca chiusa in un cassetto. Marcianise non vuole solo ricordare Don Mimì. Vuole che la sua opera viva. Perché un sogno lasciato a metà è una ferita aperta, ma anche un’occasione di resurrezione per un’intera comunità.

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