di Oliviero Casale, componente Gruppo Valle del Garigliano.
Leggo con interesse la notizia della nascita della DMO del Litorale Domizio. Penso subito al possibile ruolo della Valle del Garigliano in questo percorso e, questa volta, scelgo di partire da una disposizione d’animo positiva.

Guardo con favore a questo percorso. Guardo con attenzione, e anche con fiducia, alle amministrazioni di Sessa Aurunca e Cellole, che sembrerebbero avere scelto di stare dentro questa costruzione. Mi auguro davvero che sappiano svilupparla fino in fondo, con serietà, visione e continuità.
Una DMO può essere una grande occasione. Ma lo diventa solo se prende corpo nella realtà e non resta una formula buona per i comunicati.
Che cos’è davvero una DMO
Prima di tutto, però, bisogna dire con chiarezza che cosa sia una DMO.
Nei documenti regionali, DMO significa Destination Management Organization, cioè un’organizzazione per la gestione della destinazione turistica. Non è un semplice marchio. Non è una vetrina. Non è una parola suggestiva.
Nelle intenzioni della Regione Campania, la DMO è uno strumento di governance. Deve mettere insieme soggetti pubblici e privati, superare la frammentazione dei singoli Comuni, aggregare territori omogenei e coordinare promozione, identità e sviluppo della destinazione.
L’avviso regionale chiarisce anche che possono farne parte enti locali, comunità montane, enti parco, camere di commercio, GAL, associazioni di impresa e altri soggetti rappresentativi degli interessi diffusi del territorio.
Questo punto, per me, è essenziale. Ci dice che la DMO, se presa sul serio, non coincide con la propaganda. Coincide con una responsabilità. Richiede la capacità di organizzare una destinazione, costruire una regia e mettere in rete risorse, patrimoni, operatori e comunità.
È qui che si gioca la sua credibilità. Nella capacità di trasformare parole come rilancio, valorizzazione e sviluppo in processi leggibili, strumenti veri e pratiche riconoscibili.
Perché la DMO del Litorale Domizio riguarda anche la Valle del Garigliano
Dentro questo quadro, io credo che la Valle del Garigliano non sia affatto un margine del progetto. Al contrario, può esserne una delle componenti più importanti.
Il Masterplan del Litorale Domitio-Flegreo inserisce Sessa Aurunca e Cellole nell’area strategica di intervento. Inoltre individua, tra i suoi sistemi progettuali, sia il Corridoio fluviale del Garigliano sia il Sistema Cellole-Sessa.
Lo stesso Masterplan insiste su identità, sostenibilità, sviluppo e messa in rete. La sua visione si fonda su tre grandi direttrici: la riqualificazione ecologica e paesaggistica, la valorizzazione del sistema storico-culturale e agricolo, e lo sviluppo di una mobilità sostenibile e integrata.
Questo significa una cosa precisa: la Valle non entra nel discorso per concessione simbolica. Ci entra perché è già parte della geografia profonda del progetto.
E questo, a mio avviso, è giusto. La Valle del Garigliano porta dentro la DMO qualcosa che nessuna promozione superficiale potrebbe inventare. Porta il rapporto tra il fiume, la campagna e il mare. Porta il legame tra la costa e l’entroterra. Porta il paesaggio aurunco, le masserie, le strade sterrate, il sistema delle frazioni, le produzioni agricole, la memoria storica.
Porta anche il profilo del Vulcano di Roccamonfina, che non è soltanto una presenza fisica, ma una matrice ambientale, agricola e simbolica.
Il valore del territorio aurunco
Proprio qui il riferimento al territorio aurunco diventa decisivo.
Nei documenti della Strategia di Sviluppo Locale del GAL Domitio Aurunco, il territorio viene descritto nella sua complessità. Dalle Terre Aurunche al Parco regionale dell’Area Vulcanica di Roccamonfina e Foce del Garigliano, dai prodotti di qualità all’offerta diffusa di agriturismi, bed and breakfast e affittacamere, emerge una visione che tiene insieme cibo, ambiente e turismo.
Nello stesso documento si parla in modo esplicito della volontà di costituire una DMO Domitio Aurunco. L’idea è quella di un modello organizzativo per un turismo sostenibile e innovativo, capace di coordinare azioni di sviluppo, promozione e marketing della destinazione. Un modello, inoltre, in grado di rafforzare il legame tra settore turistico e produzioni agroalimentari del territorio.
Questo passaggio, per me, è fondamentale. Fa capire che il tema della DMO non riguarda soltanto la costa in senso stretto. Può e deve parlare anche al territorio aurunco, alla sua vocazione agricola, al suo patrimonio diffuso, ai suoi prodotti e ai suoi paesaggi.
L’olio Terre Aurunche, la Castagna di Roccamonfina IGP, i vini del territorio, la Melannurca, la mozzarella di bufala e i prodotti dell’artigianato gastronomico locale non sono elementi decorativi. Sono parti vive di una possibile economia territoriale integrata.
Una DMO seria dovrebbe saper fare proprio questo: non limitarsi a promuovere luoghi, ma tenere insieme luoghi, filiere, esperienze, mobilità, narrazione e accoglienza.
Biodiversità, acqua ed ecosistemi
C’è poi un altro punto che considero decisivo: la tutela della biodiversità e degli ecosistemi.
Se vogliamo che la DMO abbia davvero un senso, dobbiamo capire che la biodiversità, il sistema delle acque, le aree naturali, i paesaggi rurali e gli equilibri ecologici non sono un contorno del progetto. Ne sono una parte essenziale.
Il Masterplan insiste proprio sulla riqualificazione e valorizzazione del sistema ecologico e paesaggistico-ambientale. Richiama il ruolo delle infrastrutture verdi, dei corsi d’acqua, della permeabilità territoriale e della connettività ecologica.
Allo stesso modo, il GAL Domitio Aurunco sottolinea il valore delle aree protette, dei sentieri, dei canali storici, dei paesaggi e della sostenibilità come asse comune tra cibo, ambiente e turismo.
In questo senso, tutela e valorizzazione non sono in contraddizione. Al contrario, devono stare insieme.
Pensiamo alla Via Appia, iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2024 come “Via Appia. Regina Viarum”. Quel riconoscimento ci ricorda che il patrimonio, quando viene custodito nella sua profondità storica e territoriale, non diventa un peso. Diventa una possibilità. Diventa una struttura di senso, un asse culturale, un’occasione per ripensare luoghi, cammini, memoria e futuro.
Il Garigliano come spina dorsale della Valle
Eppure, più ancora dell’Appia, io penso al fiume Garigliano.
Penso a un fiume che attraversa la valle e che unisce più di quanto separi. Penso a un fiume che porta con sé memoria, paesaggio, acqua, biodiversità e possibilità concrete di mobilità lenta, fruizione naturalistica e turismo ambientale.
Penso anche, con amarezza, che troppo spesso il Garigliano venga guardato come qualcosa che semplicemente scorre. C’è, ma pochi lo hanno davvero a cuore. Pochi lo pensano come asse di una visione. Pochi lo sentono come bene comune da custodire e da rimettere al centro.
E invece una DMO credibile dovrebbe partire anche da qui. Dovrebbe riconoscere il Garigliano non come margine, ma come spina dorsale viva della Valle.
Il Masterplan, non a caso, individua proprio nelle acque e nei corridoi fluviali uno dei cardini del processo di rigenerazione.
Comunicazione e partecipazione
Qui torno al punto che più mi sta a cuore: la comunicazione e la partecipazione.
Il Masterplan insiste sul coinvolgimento dei soggetti pubblici e privati, sulla messa in rete delle risorse e sulla necessità di generare attenzione, interesse e volontà di prendere parte a un processo di trasformazione reale.
Anche la Strategia del GAL Domitio Aurunco richiama modalità partecipative, inclusive e trasparenti.
Per me è un passaggio decisivo. Perché una DMO o è partecipata, o non è. O costruisce ascolto, corresponsabilità e fiducia, oppure resta soltanto un perimetro formale. O sa spiegare ai territori dove vuole andare e perché, oppure si riduce a una parola che galleggia sopra i luoghi senza entrarci davvero.
Per questo non mi interessa una DMO soltanto “presentata”. Mi interessa una DMO “praticata“.
Mi interessa una DMO che sappia entrare nelle comunità. Una DMO che parli con i Comuni, ma anche con le imprese, le associazioni, gli agricoltori, i giovani, chi lavora nell’accoglienza e chi custodisce saperi, tradizioni e patrimoni minori.
Mi interessa una DMO che sappia guardare al Garigliano non come a un margine, ma come a un asse. Al vulcano di Roccamonfina non come a uno sfondo, ma come a una presenza viva. Alle masserie dei nostri territori non come a reliquie del passato, ma come a nodi di una possibile economia del paesaggio. Alle strade sterrate non come a un residuo, ma come a un’infrastruttura lenta di relazione, conoscenza e attraversamento.
La sfida della ricettività diffusa
Dentro questa visione penso anche a un altro punto molto concreto: la ricettività diffusa.
Una DMO seria dovrebbe interrogarsi su come favorire la nascita di bed and breakfast nelle frazioni, su come sostenere reti di accoglienza locale e su come immaginare forme di albergo diffuso capaci di valorizzare il patrimonio edilizio esistente.
Non solo nei centri maggiori, ma anche a Lauro di Sessa Aurunca, San Castrese, Fasani, Aulpi, Ponte di Sessa, Corigliano, Casamare e negli altri luoghi che compongono la trama reale della Valle del Garigliano.
In territori come questi, ciò non significherebbe soltanto aumentare i posti letto. Significherebbe costruire una presenza più capillare, più umana e più coerente con il paesaggio. Significherebbe dare nuova vita a case, corti, edifici rurali e patrimoni minori, senza consumare nuovo suolo.
Penso, ad esempio, anche a Lauro di Sessa Aurunca e alla profondità storica che questo territorio custodisce. Il ritrovamento della necropoli in località Piscinola, utilizzata per circa un secolo tra gli inizi del IV e la fine del IV-inizi del III secolo a.C., ha fatto ipotizzare, almeno per le sepolture più tarde, un ritorno di genti aurunche superstiti nei villaggi e nelle fattorie d’origine. Un segno di continuità di vita e di radicamento che precede la piena assimilazione nelle nuove strutture territoriali romane.
Anche da tutto questo passa un’idea intelligente di sviluppo.
E il fatto che già il GAL descriva un’offerta diffusa di agriturismi, bed and breakfast e affittacamere mostra che una base da cui partire esiste davvero.
Una fiducia che chiede serietà
Per questo resto positivo.
Resto positivo verso le due amministrazioni e verso la possibilità che abbiano scelto di esserci. Resto positivo verso l’idea che da questa adesione possa nascere finalmente qualcosa di serio.
Mi auguro davvero che Sessa Aurunca e Cellole siano in grado di sviluppare la DMO insieme agli altri comuni che vi hanno aderito con una visione ampia. Una visione capace di tenere insieme tutela e valorizzazione, biodiversità e impresa, patrimonio e innovazione, comunicazione e partecipazione.
Mi auguro che considerino fino in fondo la Valle del Garigliano non come una periferia del progetto, ma come uno dei suoi possibili cuori.
E mi auguro, soprattutto, che sappiano guardare al Garigliano, agli ecosistemi, ai paesaggi rurali e ai beni comuni non come elementi secondari, ma come parte essenziale di una destinazione che vuole finalmente imparare a raccontarsi e a governarsi meglio.
Oliviero Casale, componente del Gruppo Valle del Garigliano, riflette sulla nascita della DMO del Litorale Domizio e sul ruolo strategico della Valle del Garigliano. Il territorio, con il suo patrimonio ambientale, storico e comunitario, può diventare uno dei punti centrali del progetto. La vera sfida è unire tutela del paesaggio, partecipazione, biodiversità, accoglienza diffusa e sviluppo locale,


