Oggi: 16 Apr, 2026
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CASERTA – Ecco come operava l’ispettore che vendeva la White list: arrestato per estorsione insieme a un commercialista complice

1 giorno fa
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Si faceva chiamare “Andrea della Prefettura” e quella reputazione la sfruttava fino in fondo. Andrea Garofalo, ispettore di polizia casertano, è finito in manette insieme al commercialista Domenico D’Agostino, per gli inquirenti i due avevano messo in piedi un sistema rodato di estorsioni ai danni di imprenditori del settore edile e del calcestruzzo, già provati in passato dalle pressioni del clan dei Casalesi. La chiave di tutto stava in un pezzo di carta, la White list, la lista bianca della Prefettura che certifica la pulizia di un’azienda dalla criminalità organizzata. Senza quella certificazione, niente appalti pubblici, niente gare, niente lavoro oltre una certa soglia. Garofalo sedeva proprio al tavolo giusto, dopo anni alla squadra mobile di Napoli e alla DIA, era approdato al GIA, il Gruppo Interforze Antimafia, l’organismo che istruisce le pratiche per l’iscrizione alla lista. Un ruolo di garanzia trasformato, secondo l’accusa, in uno strumento di ricatto. Lo schema funzionava così: l’ispettore si avvicinava agli imprenditori, lasciava intendere che qualcosa nel loro fascicolo non andava e si offriva di sistemare tutto, ovviamente a pagamento. I soldi arrivavano in due modi: una parte finiva nelle casse dello studio di D’Agostino sotto forma di fatture per presunte consulenze, il resto passava direttamente di mano in contanti. A far saltare il banco è stato un imprenditore casertano che aveva già subito tre volte le angherie dei Casalesi e non aveva nessuna intenzione di piegarsi ancora. A giugno dell’anno scorso era toccato a suo nipote: avvicinato da Garofalo e D’Agostino, aveva dovuto sborsare 2.500 euro in fattura e altri 12.500 in contanti. A febbraio scorso l’ispettore aveva bussato allo zio, convinto di replicare il colpo. Stavolta però l’imprenditore ha fatto finta di stare al gioco e ha denunciato tutto alla Squadra Mobile. Da quel momento intercettazioni e pedinamenti hanno seguito ogni mossa dei due, fino all’arresto. A mettere i puntini sulle i davanti agli inquirenti è stato A. D. C., il nipote che per primo aveva ceduto alle pressioni. Il 25 marzo scorso Garofalo lo aveva chiamato a casa sua per dirgli che anche i cugini, rimasti orfani di padre nel 2023, avrebbero dovuto fare lo stesso percorso. “Non ce l’ho fatta più”, ha raccontato il giovane, “non volevo far vivere lo stesso calvario ai miei cugini. Gli ho detto che ero stanco e volevo tornare a casa, solo per guadagnare tempo.” Quelle parole hanno chiuso il cerchio. Sullo sfondo resta una domanda che gli inquirenti stanno cercando di rispondere: come faceva un ispettore della Polizia di Stato a permettersi uno stile di vita così lontano dal suo stipendio? Le indagini proseguono e non è escluso che altre vittime, fino ad oggi rimaste in silenzio, decidano presto di farsi avanti.

mtk

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