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Marco Iannitti ha scelto di parlare ai microfoni di officina0823, di farlo a viso aperto, con la dignità di un padre che porta un dolore immenso ma non si piega e non si nasconde. Suo figlio Vincenzo aveva vent’anni quando è stato ammazzato da chi considerava un amico. Un ragazzo solare, tranquillo, voluto bene da tutti. Oggi di lui restano i ricordi, le fotografie e una famiglia che si batte perché la sua memoria non venga oltraggiata una seconda volta. Perché è questo che sta accadendo. Victor, il ragazzo di origini rumene che ha confessato l’omicidio, si è presentato davanti al Gip e ha provato a riscrivere la storia. Ha parlato di raptus, di un momento di follia, di qualcosa di illegale che Vincenzo avrebbe voluto fare e che avrebbe scatenato tutto. Una versione che alla famiglia Iannitti suona come uno schiaffo. Un tentativo freddo e calcolato di sporcare il nome di una vittima per pulire quello di un assassino. Marco lo respinge con forza. “Mio figlio era un bravo ragazzo, lo sapevano tutti. Non permetterò che qualcuno distrugga la sua immagine per salvarsi”, ci ha detto guardando dritto in camera, senza esitazioni. Nella nostra video intervista Marco ha ricostruito anche i giorni successivi al delitto, raccontando di come Victor avrebbe tentato in ogni modo di depistare le indagini. E proprio questo, ai suoi occhi, smonta definitivamente la tesi del raptus. “Questo omicidio era premeditato”, dice il padre. Non lo urla, lo afferma. Con la calma di chi ha passato notti intere a rimettere insieme i pezzi di una storia che non avrebbe mai dovuto avere questo finale. Il corpo di Vincenzo è stato anche occultato, un dettaglio che parla da solo sulla lucidità con cui chi ha agito ha cercato di cancellare le tracce. Poi Marco ha guardato ancora una volta l’obiettivo e ha rivolto un messaggio diretto a Victor. Parole che nessun padre dovrebbe mai pronunciare e che resteranno impresse in chi le ha ascoltate: “Victor non devi morire, ma devi vivere ogni istante sentendo il dolore che ha sentito mio figlio mentre lo uccidevi”. Non è vendetta. È qualcosa di più profondo. È la voce di un uomo che ha perso tutto e chiede solo una cosa, che la verità su Vincenzo resti in piedi, intatta, al riparo da chi vuole riscriverla.



