
È uno sfogo pubblicato sui social quello di Gaetano Ciontoli, ristoratore casertano, che in poche righe riesce a mettere a nudo una contraddizione che in tanti vivono ma in pochi hanno il coraggio di dire ad alta voce. Parole che hanno fatto il giro della rete e che hanno trovato il consenso di molti operatori del settore, stanchi di assistere a un modello di turismo che parla di valorizzazione del territorio ma nei fatti li esclude sistematicamente. “Si parla spesso di turismo e spettacoli davanti alla Reggia, ma troppo spesso ci si dimentica di chi lavora nel settore dell’accoglienza e della ristorazione tutto l’anno.” Il problema è concreto e si ripete ogni volta che in città arriva un grande evento. Nei villaggi allestiti per le manifestazioni trovano spazio pizzerie, ristoranti e bar che entrano ed escono dal territorio senza pagare un euro di tasse locali, mentre le attività della città continuano a sostenere costi fissi trecentosessantacinque giorni l’anno. “Anoi veniamo quasi esclusi: nei villaggi allestiti per gli eventi si trova di tutto, mentre le attività di città continuano a pagare tasse e spese fisse 365 giorni l’anno.” A pesare sono anche gli orari degli spettacoli, che iniziano alle 21 e si chiudono alle 23.30, spezzando i flussi di lavoro della ristorazione cittadina senza alcuna considerazione per chi ogni sera apre i battenti sperando in qualche cliente in più. La questione dei parcheggi aggrava ulteriormente il quadro: con le auto dirottate a Casagiove, San Nicola la Strada, San Leucio o alle spalle della stazione, il centro di Caserta resta deserto. “In città non resta nulla, se non per chi pernotta nei B&B.” Ciontoli non usa mezzi termini: “Ancora una volta, questo turismo sembra fatto per arricchire pochi, fagocitando chi il territorio lo vive e lo sostiene ogni giorno.” E le domande che lancia sono una sfida aperta alle istituzioni: qual è il vero ritorno economico per i casertani da questi grandi eventi? Esistono agevolazioni o sconti per chi lavora tutto l’anno in città? E soprattutto, “siamo certi che 10 date di Gigi D’Alessio servano a creare un turismo che valorizzi l’intero territorio?” Parole che vanno oltre il semplice sfogo personale e che chiamano in causa gli organizzatori, chiedendo loro di costruire un modello turistico che sia davvero capace di coinvolgere chi ogni giorno tiene in piedi l’economia locale.



