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FINANZA – Pensionati in arrivo dall’estero: al Sud Flat Tax nei Comuni fino a 30mila abitanti

3 mesi fa

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Dal 7 aprile 2026 i pensionati esteri che trasferiscono la residenza in Italia in Comuni che hanno fino a 30 mila abitanti che si trovano in una delle otto Regioni meridionali o nei centri colpiti dai sismi del 2009-2016 (nelle località di Marche, Lazio e Umbria) possono beneficiare di un regime fiscale opzionale che prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’Irpef con aliquota del 7% a qualsiasi categoria di reddito prodotto all’estero (articolo 24-ter del Tuir).

Precedentemente l’agevolazione era prevista per i comuni fino a 20mila abitanti, l’innalzamento del numero degli abitanti, da 20 mila a 30 mila modifica introdotto con Legge n. 34/2026, rende possibile cogliere l’agevolazione in altri 81 Comuni oltre ai 2.392 già inclusi fin dall’inizio, questo significa che rientrano nell’agevolazione più del 90% dei Comuni del sud Italia. L’agevolazione è valida per dieci anni.

Questo regime fiscale nasce per incentivare il rientro in Italia dei pensionati iscritti AIRE e per attrarre nuovi residenti in specifiche aree del Sud Italia o nei comuni colpiti da eventi sismici. L’opportunità si traduce non solo in un rilevante vantaggio economico per il pensionato, ma anche in un beneficio per le economie locali, grazie al ripopolamento di piccoli centri e al conseguente sviluppo dei territori.

Statisticamente bisogna rilevare che finora i pensionati che si sono trasferiti dall’estero sono stati solo 933, quindi il fenomeno è marginale anche rispetto ai movimenti inversi, basti pensare che nel 2024, ad esempio, sono andati all’estero poco più di 3 mila pensionati italiani.

I dati futuri ci diranno se l’allargamento ai comuni fino a 30mila abitanti sarà più attrattivo. Finora il risparmio fiscale non è stato una molla decisiva. Infatti servono servizi per i nuovi residenti come ospedali, supermercati, assistenza a domicilio ed infrastrutture adeguate a rendere piacevole il soggiorno a persone che hanno deciso di trascorrere la propria vecchiaia in un luogo piuttosto che in un altro.

Ricapitolando per accedere è necessario:

  • non essere stati residenti fiscali in Italia nei cinque anni precedenti al trasferimento;
  • spostare la residenza in uno dei comuni del Sud (Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia) con meno di 30.000 abitanti, oppure in uno dei comuni colpiti dal sisma del 2009 o del 2016;
  • dimostrare l’effettiva residenza tramite iscrizione anagrafica.

Sono invece esclusi dal regime i redditi derivanti da polizze vita, da fondi pensione integrativi o da strumenti previdenziali privati esteri che non costituiscano un trattamento pensionistico riconosciuto (Circolare Agenzia Entrate n. 21/E/2020). Il beneficio fiscale si accompagna a ulteriori vantaggi, come l’esonero dall’obbligo di compilare il quadro RW per le attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero e l’esenzione dalle imposte patrimoniali IVIE e IVAFE.

Bisogna sperare che gli amministratori del Sud Italia dei piccoli centri colgano questa opportunità, visto che la maggior parte dei comuni sono interessati da un declino demografico ormai costante da tempo.

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