Per qualche giorno, il tempo si è fermato a Sant’Andrea del Pizzone. Grazie all’impegno del Comitato 8 Settembre, la comunità ha potuto accogliere uno storico dipinto settecentesco raffigurante San Felice, Santo Patrono del paese, al centro di una vicenda tramandata oralmente di generazione in generazione e rimasta impressa nella memoria collettiva degli abitanti più anziani. La storia affonda le radici negli anni della Seconda guerra mondiale, quando un incendio distrusse una cappella dell’antica chiesa del Pizzone, dove erano custodite immagini sacre e oggetti di devozione. Tra le macerie, il quadro raffigurante San Felice fu ritrovato intatto: nonostante il rogo, il dipinto era rimasto miracolosamente preservato, diventando per la comunità il simbolo della protezione del Santo. A questa vicenda si intreccia il racconto di Antonietta Diana, una signora del paese che narrava di aver sognato San Felice e la Madonna delle Grazie mentre proteggevano Sant’Andrea del Pizzone durante gli anni del conflitto. Nel sogno, il Santo avrebbe pronunciato una frase rimasta scolpita nella memoria collettiva: «Tutti mi invocano, ma nessuno mi onora». Un ruolo importante nella custodia di questa memoria fu svolto dalla maestra Gennarina Pane, figura stimata e conosciuta in paese, che contribuì a preservare il ricordo dell’episodio e il valore simbolico del dipinto. Il quadro, che porta ancora i segni visibili del tempo e dell’incendio, è opera di pregio risalente al Settecento e viene custodito da generazioni da una famiglia napoletana, alla quale è tornato al termine dei festeggiamenti. La sua presenza temporanea in paese ha offerto ai cittadini, e in particolare alle generazioni più giovani, l’occasione di riscoprire una pagina di storia locale che molti non avevano mai sentito raccontare, restituendo alla comunità un frammento di identità collettiva fatto di fede, memoria e appartenenza.

FRANCOLISE – Il quadro sopravvissuto al fuoco torna in paese per la festa di San Felice a Sant’Andrea del Pizzone
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