Oggi: 03 Set, 2026
fango mediatico
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EDITORIALE – Una ulteriore interpretazione dell’opposto di “fango mediatico”…il “lisciare il pelo al mammasantissima”

3 mesi fa

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In occasione della interessante manifestazione tenutasi a Cellole sulla attualissima ed, ahinoi, sempre negativamente ben messa in atto arte di infamare in seno al giornalismo attuale

La manifestazione, alla quale con molto dispiacere non ho potuto partecipare per via di importanti ed improrogabili impegni lavorativi, è stata come mi aspettavo di più che discreto successo ed inoltre, senza voler con ciò sminuire le restanti tenutesi nella stessa location, di vera alta cifra… per la tematica in se trattata in quella sede e per la qualità degli interventi e della loro dipanatura proposta durante l’evento; arrivando di fatti a menzionare e ricordare le più tristi e incresciose vicende nazionali e locali avutesi per effetto del giornalismo diffamatorio, pratica ahinoi così tanto diffusa nel nostro amato paese, sebbene patria dei più importanti esponenti e teorici del giornalismo critico e scientifico degli ultimi tre secoli almeno…si pensi già solo al Salvemini.
Non si è potuto chiaramente fare a meno ad esempio di ricordare dove si è arrivati con le derivate annose vicende giudiziarie a carico di Enzo Tortora, esempio supremo di come si possa diventare vittima della mala giustizia troppo influenzata dalla mala informazione; come anche quelle subite (e più toccanti in senso territoriale e campanilistico) dal ormai celebre medico-chirurgo Carmine Antropoli, divenuto famoso sulle testate cartacee e mediatiche locali per le numerosissime menzioni ad opera di quelli che dovrebbero rappresentare i primari organi di informazione regionali e provinciali, e che invece sono nella realtà molto meno che giornalai (con altissimo rispetto per questi ultimi che risultano in questi casi di gran lunga più nobili dei primi).
Ma è continuata l’alta caratura, arrivando di fatti a ricordare l’esemplare politica del geniale nostro Marcone (Marco Pannella) quando con i Radicali, da autentico liberale, rappresentava per la prima volta nel consesso amministrativo e politico italiano l’ingiustizia, tanto di chi viene diffamato ed ingiustamente processato (anche a causa di una giustizia che in passato, non una volta si è fatta proprio comandare dalla opinione pubblica e dai suddetti “giornalai di ventura”) quanto quella vissuta da i carcerati italiani; che tutti, colpevoli o meno, ed accertati o meno nei vari gradi di giudizio, vivono la loro esperienza “riabilitativa”, che come si è visto non poche volte risulta immeritata, in condizioni che non sono affatto affini al regime predetto; se non altro poiché questi in sostanza una sanzione la stanno già amaramente pagando, con la privazione dei beni più importanti a questa terra per ogni uomo, ovvero la impedita libertà di movimento ed il sottratto tempo di vita che la detenzione prevede.
Ma non ci affossiamo nella profondissima relazione delle impietose condizioni carcerarie italiane, che un po tutti conosciamo anche grazie a chi ha proseguito con tanto merito il lavoro di Pannella, come Marco Cappato e l’associazione “Nessuno tocchi Caino”, laddove appunto menti più preparate hanno dibattuto e palesato in ogni modo e costantemente sullo stato degradante di questa;
piuttosto vorrei soffermarmi invece sulla riflessione di quello che è come sempre, per la importantissima cosa in se di rappresentare l’opposto, unica veramente efficace chiarificazione e affermazione dell’esistenza del suo contrario… si pensi a Dio ed il maligno, al bianco e al nero, al conservatorismo ed al progressismo, al credo e all’ateismo, ad ogni cosa che viene effettivamente rappresentata nella nostra mente proprio attraverso il pensiero rivolto dal primo istante al suo contrario per comprenderne immediatamente il senso.
Pensando al “fango mediatico”, alla malainformazione, alle fakes basate su supposizioni malevole, alla informazione non condotta con metodo scientifico e quindi acritica e priva di empirismo, o addirittura artatamente e di proposito contro interpretata e falsamente raccontata per interessi economici o di potere; beh pensando a ciò è chiaro che si oppone ad essa quella fatta con rigore, con metodo di ricerca scientifico e fondato o acclarato dalle informazioni documentali, quella critica che pone giustamente riflessione quando si è “non certi”, anche sulla possibilità di contraria interpretazione quindi, e che garantisce appunto quello che comunemente diciamo “beneficio del dubbio”…ma a pensarci bene esiste anche una altra interpretazione, e per nulla meno importante visione plastica di questo contrario; se ci pensate bene, al fango mediatico, si oppone non solo la corretta informazione, ma anche la “non meritata e indorante o addirittura pubblicitaria informazione”; la stessa, riflettendo, è pessima e produce cattivissime interpretazioni delle cose almeno quanto il fango mediatico, e vi dico secondo me perchè.
Non posso fare a meno di pensare a questa cosa proprio in virtù di quello che mi sono sempre sentito di rappresentare, e che sempre ho cercato a dire il vero in ogni cosa e contesto nel corso della mia seppur ancora giovane esistenza (lo è davvero ? sono del ‘79 ! ahahahah), come anche in onore del definirmi persona di veduta critica, di rappresentare nella mia persona in qualche modo per famiglia, cultura e politica “discepolo, se non sacerdote della chiesa della Ragione” come era…ma forse più giustamente ministro “…il per me “zio Franco” (l’avv. Francesco Compasso, che proprio lui portò di fronte a un me piccolissimo, durante la prima comunione, Marco Pannella in carne ed ossa, e innestò nella mia esistenza con questo e tanto altro di scritto, detto, raccontato così come col comportamento quotidiano, il seme della critica e quindi della giustizia naturale dell’uomo e delle cose, ius naturale, diritto naturale). Non posso esimermi dicevo, quindi di dichiarare e ricordare che “lisciare il pelo all’orso”, al “mammasantissima”, è grave identicamente e tanto quanto diffamare per interessi diversi dalla verità e dalla giustizia le persone ed i fatti. Esiste certo la dis-informazione assoldata, quella che per soldi e gloria rovina per una contropartita irrisoria l’esistenza delle persone, dei politici, degli imprenditori, dei lavoratori, degli organi dello stato, di chiunque senza scrupolo, senza onore, senza etica ne morale, infangando appunto ancora più gravemente e colpevolmente colui che è innocente;
però rifletteteci (ahimè, da adesso in poi sono cosciente diventerò più impopolare ancora…e lo sarei stato anche quella sera se avessi partecipato alla manifestazione probabilmente…ma è un po il mio destino questo probabilmente)…dicevo rifletteteci, pubblicizzare, indorando immeritatamente un colpevole, un immeritevole appunto, è grave quanto l’altra cosa, e sebbene sembra non produrre effetti così devastanti come il diffamare, a largo raggio produce effetti ancora più gravi, deleteri per la comunità e soprattutto massivi, generalizzati, che investono gravi conseguenze sulla intera società e a lungo, talvolta lunghissimo termine;
ed ahinoi, la pratica non è per nulla inconsueta, anzi, contrabbandandosi per onorevole e dignitosa, costa gravi conseguenze non ad una sola persona, bensì ad un intero sistema, alla totalità della popolazione, andando ad infettare con gravissime conseguenze il pensiero comune, la convinzione della maggior parte dei componenti della comunità, e lo fa in maniera subdola…si subdola, poiché inficia in pratica una intera cultura e, a dire il vero, le conseguenze sono almeno da un determinato punto di vista assai più nefaste dell’infamia, poiché si muove in un contesto bonario, dai più erroneamente accettato o tollerato, rappresentando appunto una bontà manchevole che sembra non nuocere dopotutto a nessuno, ma che si traduce invece nella peggiore mala politica e mala amministrazione per decenni se non secoli.
Pensate a quante volte ad esempio, davvero ogni giorno in vero, si legge sui giornalacci locali (che non a caso da molti sono definiti “carta straccia”) delle gesta dipinte praticamente come eroiche di politici, che farebbero secondo quanto descritto falsamente da codesti “cose da dei in terra” …mentre in realtà, anche fosse vero (ed a volte non lo è nemmeno) questi starebbero eventualmente soltanto espletando, come va fatto, i propri doveri prescritti.
In pratica questo modo di fare e descrivere ha drogato l’informazione, inducendoci a pensare quindi che, quando un amministratore ad esempio, riesce a far ottenere per il proprio ente un finanziamento per un nuovo bene pubblico, per un servizio alla cittadinanza, stia facendo già così e di per se una cosa straordinaria… quando nella realtà invece questo sta facendo soltanto quanto è prescritto debba fare, il proprio dovere in pratica, così come voi fate tutti i giorni andando a lavorare.
Inoltre, peggio ancora, con così tanto clamore e fragore, con veri e propri exploit giornalistici e titoloni da prima pagina, distoglie l’attenzione da un fatto invece di gran lunga più importante, ovvero dalla riflessione che a ognuno verrebbe altrimenti sulla qualità e la bontà dell’opera… se questa serve, se produrrà gli effetti sperati, se è fatta bene, se il costo è commisurato, e altrettanto importante, se si sarà capaci di ammortizzarne i costi senza gravi conseguenze sulla popolazione e le tasse che la stessa paga…null’altro che quello che penseremmo se si trattasse di beni nostri, privati.
Personalmente ho anche una teoria storico-politica in merito, che va alla ricerca delle origini di questa pratica che ha purtroppo contraddistinto la politica amministrativa italiana fin dalle origini della nostra amata Repubblica, per la quale proprio oggi ricade l’80simo anniversario.
Ve la espongo a brevi cenni; in verità la nostra Repubblica appunto è nata sotto il segno del debito, del prestito, poiché i primi passi li mosse appunto grazie al denaro imprestatoci dagli americani per la ricostruzione dopo la II Guerra Mondiale; che aveva si anche il fine di distoglierci da quella che sarebbe potuta essere per motivi geografici una naturale sfera di influenza sovietica, ma che venne messa in atto anche come naturale pratica di quel keynesismo allargato che gli Stati Uniti avevano già sperimentato internamente, e che esportavano per allargare e garantirsi futuri mercati globali, oltre che vicinanza e partenariato politico e militare. Per cui si potrebbe dire che siamo nati con la cultura dell’intervento dello stato nell’economia come caposaldo; e di fatti dobbiamo ricordare che la nostra crescita economica, la nostra strutturazione nazionale e la nostra economia, le stesse che diedero meritoriamente via al “boom economico italiano” degli anni appena dopo, furono contraddistinte, sebbene distolti così militarmente e politicamente dal pericolo del socialismo, da un caratteristico e massiccio intervento dello stato nella più importante delle attività economiche, ovvero nell’industria; che infatti fu, sino ai primi anni novanta, a quasi esclusiva prerogativa dello Stato Italiano attraverso l’IRI; ma il problema che altrove non esisteva e che garantiva quindi una giusta messa in atto e riuscita delle politiche economiche interventiste keynesiane, era forse di carattere culturale; infatti queste non venivano messe in atto in paesi dove la cultura era un melting pot di retrogrado assolutismo borbonico (dove lo stato era rimasto assoluto a differenza di altre più avvedute monarchie europee, ed era visto come la cosa pià lontana da “se” da parte del cittadino) e di cultura autarchica, reverenziale, clientelare e dittatoriale post-fascista, e di assenza per questo di una concezione dello Stato e dei doveri di esso come la somma di quelli di ogni cittadino che lo va a formare. Tutto ciò ha reso secondo il mio modesto pensiero, una cosa giusta come il temporaneo intervento dello stato, tanto nella creazione delle infrastrutture che nell’assistenza sociale, teorizzato per risollevare le sorti di una comunità, e che un po semplicisticamente vi propongo quale succo delle politiche economiche keynesiane, in Italia una pratica per favorire la politica clientelare ed assistenziale perpetua, in pratica il nostro è stato “la versione scialacquona del keynesismo !” e, cosa per noi più interessante ora, a favore della politica, come leva del consenso politico…e come si collega a quanto dicevamo prima della informazione, mi direte ! vi rispondo subito e molto convintamente, sebbene lo ammetto, un po semplicisticamente : beh ha determinato la nostra tolleranza a una informazione, che assoldata come quella infamatoria, liscia invece il pelo al potente per pubblicizzarne quali “speciali” gesta che sono invece un dovere nel mandato degli amministratori concepito dalla nostra costituzione, così come nella maggior parte di quelle dei paesi democratici.
Diciamoci la verità, se quella diffamatoria, il fango mediatico, col tempo è arrivata giustamente a farci senso e desta in noi oramai sgomento ed intolleranza…per quella che lustra, che idolatra, che falsamente e immeritatamente pubblicizza come un prodotto in una proclama televisiva la politica e gli amministratori di ogni livello, beh non proviamo ancora lo stesso fastidio, e ci sembra tutto sommato lecita, “che dopo tutto non crea danni”… beh cosa mai più falsa ! è proprio questo che ci ha portato a considerare le gesta dei politici come un “favore fattoci” e non un “ns diritto”, e che regala il vero potere all’amministratore, che conscio di ciò, fa leva su di essa, per sostanzialmente estorcere quello che in un paese civile verrebbe visto quale “voto di scambio massivo”.

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