Non solo allevatori, casari e operatori balneari. A Castel Volturno vive anche una storica comunità di pescatori che oggi si trova ad affrontare una delle crisi più difficili degli ultimi anni. Lungo la banchina alla foce del Volturno, numerosi pescherecci restano ancorati in porto, impossibilitati a prendere il largo. La causa principale è il forte aumento del prezzo del gasolio, legato alle tensioni internazionali che interessano il Golfo Persico e che stanno incidendo sui mercati energetici. Un rincaro che pesa in modo significativo sui bilanci delle imprese della pesca. Il costo del gasolio è passato da 0,70 euro a 1,40 euro al litro. Praticamente il doppio, spiegano gli operatori del settore. I costi di gestione superano ormai di gran lunga i guadagni e lavorare non è più conveniente. Per molte imbarcazioni, infatti, uscire in mare significa affrontare spese insostenibili. Solo per levare gli ormeggi e svolgere una normale giornata di pesca spendiamo circa 800 euro. In queste condizioni non è possibile continuare l’attività, denunciano i pescatori. La situazione mette a rischio il futuro di numerose famiglie che da generazioni vivono grazie al mare. Il comparto chiede interventi urgenti per contenere l’impatto del caro-carburante e garantire la sopravvivenza di un settore fondamentale per l’economia e la tradizione del territorio.

CASTELVOLTURNO- Il caro-gasolio colpisce la pesca: pescherecci fermi, occorrono 800 euro al giorno prima la metà
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