Sono oltre 4.200 le iscrizioni ritenute irregolari all’Università Telematica Pegaso su cui si sta concentrando l’attenzione della Procura di Napoli nell’ambito di una complessa inchiesta che, allo stato attuale, vede 40 persone iscritte nel registro degli indagati. Le presunte irregolarità riguarderebbero corsi di formazione, corsi di laurea, master e percorsi post-laurea. Tra i testimoni ascoltati dagli inquirenti figura anche la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che risulta completamente estranea ai fatti contestati. Dal Ministero è stata garantita piena collaborazione agli investigatori. L’indagine, coordinata dalla Procura di Napoli e condotta dalla Guardia di Finanza, si articola in diversi filoni investigativi. Uno dei principali riguarda i corsi destinati alla formazione degli educatori professionali socio-pedagogici, mentre ulteriori approfondimenti interessano corsi di laurea, master e altri percorsi accademici. Secondo quanto emerge dalle indagini, tra gli indagati figurano ex dirigenti, funzionari amministrativi, referenti territoriali e soggetti esterni all’ateneo ma collegati alla rete dei poli di orientamento convenzionati con l’Università Pegaso. Tra i nomi iscritti nel registro degli indagati compaiono anche Danilo Iervolino, fondatore e proprietario dell’Università Pegaso fino al maggio 2022, e Andrea Buonomo, già direttore operativo e commerciale del gruppo Multiversity. Le ipotesi di reato formulate, a vario titolo, comprendono associazione per delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, oltre ad altri reati contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica. Uno dei filoni investigativi riguarda anche le modalità di svolgimento degli esami a distanza. Secondo gli inquirenti, sarebbero stati utilizzati software di accesso remoto, come TeamViewer e AnyDesk, installati sui dispositivi degli studenti, mentre in alcuni casi sarebbero stati condivisi preventivamente panieri contenenti domande e risposte delle prove d’esame. Nel corso delle indagini si sono già svolte numerose udienze davanti al Tribunale del Riesame, chiamato a pronunciarsi sui ricorsi presentati contro i provvedimenti di sequestro e perquisizione emessi dalla Procura. Le decisioni adottate, secondo quanto emerge dagli atti, hanno confermato la legittimità delle misure disposte dagli inquirenti. L’inchiesta si inserisce inoltre nel contesto delle nuove disposizioni introdotte dal decreto ministeriale n. 1835 del 2024, che ha rafforzato le regole sulla didattica a distanza, stabilendo il ritorno degli esami in presenza quale modalità ordinaria, con l’obiettivo di garantire maggiore trasparenza e regolarità nelle procedure di valutazione. L’indagine è tuttora nella fase preliminare. Le accuse formulate dovranno essere verificate nel corso dell’eventuale processo e, come previsto dall’ordinamento, tutti gli indagati devono ritenersi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. In merito all’inchiesta, l’Università Telematica Pegaso ha diffuso una nota nella quale si definisce “parte lesa nel procedimento” e sottolinea di aver avviato, “nello spirito di tutela della propria qualità accademica e integrità istituzionale”, un audit interno che ha portato alla presentazione di un esposto formale.

Inchiesta su Università Pegaso: oltre 4.200 iscrizioni ritenute irregolari, 40 indagati
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