Aliano, Castel di Sasso, Ciorlano, Dragoni, Galluccio, Giano Vetusto, Mignano Monte Lungo, Pietramelara, Pontelatone, Pratella, Presenzano, Rocca d’Evandro, Roccaromana, San Pietro Infine e Tora e Piccilli non saranno più Comuni montani. Lo stabilisce il DPCM 11 maggio 2026, n. 121, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 luglio e in vigore dal 22, che attua l’articolo 2, comma 1, della legge 12 settembre 2025, n. 131, la cosiddetta legge sulla montagna. Per la provincia di Caserta significa quindici centri dell’Alto Casertano e dell’area del Matese che escono da un elenco a cui appartenevano da decenni.Il regolamento fissa la definizione di montanità su parametri di altitudine e pendenza calcolati dall’Istat, sostituendo la vecchia impostazione più elastica. L’articolo 2 del DPCM stabilisce che un Comune rientra nella classificazione se ha almeno il 20% della superficie sopra i 600 metri con il 25% di pendenza superiore al 20%, oppure un’altitudine media di almeno 350 metri con il 5% di pendenza sopra il 20%, oppure ancora un’altitudine media di 400 metri senza altre condizioni. Chi non raggiunge nessuna di queste soglie, semplicemente, sparisce dall’elenco. A livello nazionale i Comuni montani scendono da 4.065 a 3.715, con una riduzione di 350 unità. Nell’allegato al decreto restano invece classificati come montani venti Comuni della provincia di Caserta: Alife, Arienzo, Capriati a Volturno, Castello del Matese, Conca della Campania, Fontegreca, Formicola, Gallo Matese, Gioia Sannitica, Letino, Liberi, Piedimonte Matese, Prata Sannita, Raviscanina, Roccamonfina, Rocchetta e Croce, San Gregorio Matese, San Potito Sannitico, Sant’Angelo d’Alife e Valle Agricola.Il testo pubblicato in Gazzetta il 7 luglio è arrivato senza modifiche rispetto alla bozza contestata nei mesi precedenti, nonostante le aperture verbali del ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, che l’11 giugno aveva parlato di una “disponibilità a rivedere i criteri” dopo le proteste dei sindaci in tutta Italia. Al momento della pubblicazione, quella disponibilità non si è tradotta in alcuna correzione del testo.La ricaduta più concreta per i quindici esclusi riguarda la scuola. L’articolo 7 della legge 131/2025 definisce “scuole di montagna” gli istituti dell’infanzia, primaria e secondaria ubicati nei Comuni classificati montani, comprese le sedi che hanno anche un solo plesso in quei territori. Per queste scuole la norma prevede deroghe nella formazione delle classi e negli organici di docenti, personale ATA e dirigenti scolastici, un punteggio aggiuntivo nelle graduatorie provinciali per le supplenze per chi vi ha prestato servizio almeno 180 giorni in un anno scolastico, di cui 120 per attività didattiche, e un credito d’imposta fino a 3.500 euro per le spese di affitto sostenute dal personale che lavora in quelle sedi. Un Comune che esce dall’elenco perde l’accesso a queste misure per le proprie scuole, salvo il caso di istituti con altre sedi ancora in territori montani. Restano fuori, per gli stessi quindici Comuni, anche l’accesso al Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane disciplinato dall’articolo 34 della legge 131/2025, le agevolazioni fiscali per i giovani under 41 previste dagli articoli 25, 26 e 27 su attività d’impresa, lavoro agile e mutui prima casa, e la possibilità di sedere al tavolo tecnico ministeriale sulla riduzione delle tariffe energetiche istituito dall’articolo 28 per i Comuni non serviti dalla rete del gas metano.!La Campania paga un conto pesante, secondo solo a quello della Sardegna: 45 Comuni persi in tutta la regione, di cui una ventina nel Salernitano. Il Casertano se la cava con un impatto più contenuto, 15 esclusioni, ma per i sindaci dei territori coinvolti la sostanza non cambia. A febbraio, quando la bozza del decreto era già circolata, l’Uncem aveva convocato a Salerno un incontro con i sindaci delle aree interessate, con la partecipazione del vicepresidente Uncem Vincenzo Luciano e dei presidenti delle Comunità Montane del Matese, Fabio Civitillo, di Monte Maggiore, Salvatore Geremia, e di Monte Santa Croce, Emilia Delli Colli. Dal tavolo era uscita la linea del ricorso contro la nuova classificazione, con l’obiettivo di far valere che il solo criterio altimetrico non tiene conto delle condizioni socioeconomiche di territori già segnati da spopolamento e da una rete di servizi ridotta all’osso.L’elenco potrà comunque essere aggiornato: la legge prevede un nuovo DPCM entro il 30 settembre di ogni anno, sulla base dei dati Istat aggiornati, con efficacia dal 1° gennaio dell’anno successivo. Per i Comuni esclusi resta quindi aperta la strada di un ricorso amministrativo, ma anche quella di una verifica tecnica dei parametri in vista del prossimo aggiornamento.

Comuni montani, 15 esclusioni nel Casertano: cosa cambia per scuole e fondi
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