Sette persone indagate e un patrimonio di oltre 21 milioni di euro sottoposto a sequestro. È il bilancio della maxi operazione condotta dalla Guardia di Finanza, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che ha portato alla luce un articolato sistema di frode sui bonus edilizi, affiancato da un sofisticato meccanismo di riciclaggio internazionale attraverso il cosiddetto “underground banking”, un circuito finanziario clandestino gestito da intermediari di nazionalità cinese. L’inchiesta, sviluppata dai nuclei di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Bologna e Napoli, trae origine da un’attività investigativa avviata nel 2021 dal Gico di Bologna su delega della Procura felsinea. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, su richiesta del pubblico ministero Giuseppe Visone e del procuratore aggiunto Michele Del Prete, ha disposto il sequestro preventivo nei confronti di sette indagati, accusati a vario titolo di associazione per delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio, con l’aggravante di aver favorito un’organizzazione camorristica. Gli indagati sono Salvatore Diana, Massimo Bianco, Franco Cristiano, Antonio Di Tella, Alfredo Temperato, Carmine Elmo e Antonio Piazza. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe operato principalmente nella provincia di Caserta, dove avrebbe organizzato un sistema finalizzato alla creazione e alla monetizzazione di crediti d’imposta inesistenti legati ai bonus edilizi. Le indagini ipotizzano che il sodalizio criminale si procurasse le credenziali Spid di soggetti intestatari delle pratiche edilizie, ottenendo così il controllo dei rispettivi cassetti fiscali. Attraverso questo meccanismo gli indagati avrebbero generato, movimentato e ceduto crediti fiscali fittizi per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro. Secondo l’accusa, il sistema fraudolento sarebbe stato ideato da esponenti collegati al clan dei Casalesi, fazione Schiavone, che avrebbero utilizzato il circuito dell'”underground banking” per ostacolare la tracciabilità dei flussi di denaro. Attraverso questa rete finanziaria parallela, gestita da intermediari cinesi, le somme illecitamente ottenute venivano trasferite e ripulite, rendendo particolarmente complessa la ricostruzione dei movimenti finanziari. I proventi delle presunte attività illecite sarebbero stati reinvestiti nell’acquisto di beni mobili e immobili, soprattutto tra Trentola Ducenta e Castel Volturno, spesso intestati a prestanome. Tra i beni sequestrati figurano un’imbarcazione di quasi dieci metri con due motori fuoribordo, due automobili, una motocicletta e crediti d’imposta ancora presenti nei cassetti fiscali delle società coinvolte. L’operazione ha impegnato circa cento militari della Guardia di Finanza, che hanno eseguito 46 perquisizioni nelle province di Bologna, Firenze, L’Aquila e Caserta, oltre ai sequestri patrimoniali nel Casertano. Le attività investigative erano finalizzate alla ricerca di denaro, documentazione e beni ritenuti riconducibili ai presunti profitti della frode. Le accuse formulate sono al momento oggetto del procedimento penale e dovranno essere verificate nel corso dell’iter giudiziario, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

TRENTOLA DUCENTA -Maxi frode sui bonus edilizi, 21 milioni sequestrati a esponenti collegati ai casalesi: sette indagati, coinvolto un sistema di riciclaggio internazionale
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