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Addio a Bartolomeo Fiorillo, educatore e custode della memoria culturale di Pignataro Maggiore

1 mese fa

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Di Miriam Mercone

Con la scomparsa del professor Bartolomeo Fiorillo, Pignataro Maggiore perde uno degli ultimi autentici esponenti dell’intellettualità civile che ha saputo interpretare il sapere non come privilegio, ma come servizio alla comunità. Docente, studioso, storico e animatore culturale e instancabile promotore della vita associativa, Fiorillo ha dedicato gran parte della sua esistenza alla diffusione della cultura, della musica e della conoscenza, convinto che la crescita di una comunità passasse anzitutto dalla formazione delle persone.

Attraverso conferenze, iniziative culturali e il lungo percorso condiviso con l’Associazione “Amici della Musica”, di cui è stato fondatore, con lo straordinario lavoro culturale portato avanti attraverso la storica rivista le Muse, la fondazione del Museo contadino, ha contribuito a costruire una comunità consapevole della propria storia e delle proprie radici ma aperta dialogo con gli scenari culturale nazionale e internazionale più importanti.

La sua era una visione profondamente pedagogica del sapere. Del resto, il termine pedagogia affonda le sue radici nel greco paidagogía, da paîs (fanciullo) e agōgḗ (guidare, condurre): educare significa accompagnare una persona nel suo cammino verso la maturità, aiutandola a diventare libera e responsabile. Il professor Fiorillo ha incarnato questo significato con discrezione e coerenza, nella convinzione che educare non fosse semplicemente trasmettere nozioni, ma formare coscienze.
In fondo, non esiste pedagogia senza una visione di futuro.
Ogni autentico gesto educativo nasce dalla fiducia che il domani possa essere migliore dell’oggi e che la conoscenza rappresenti lo strumento più potente per costruirlo. Questa convinzione ha guidato il suo lavoro di docente e il suo impegno civile, facendo della cultura un luogo di incontro, di confronto e di emancipazione.

La sua scomparsa lascia un vuoto difficile da colmare, ma consegna anche una responsabilità alle nuove generazioni. La sfida più grande per il futuro della nostra comunità sarà raccogliere il testimone di quella visione del sapere che emancipa, che rende gli uomini e le donne più consapevoli, più liberi e più capaci di prendersi cura del bene comune.

Pignataro Maggiore oggi saluta un professore, ma soprattutto un uomo che ha fatto della cultura una missione civile. Il suo insegnamento continuerà a vivere non solo nei ricordi dei suoi studenti e di quanti lo hanno conosciuto, ma in tutti coloro che continueranno a credere che educare significhi, prima di tutto, avere il coraggio di immaginare il futuro.

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