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EDITORIALE | CELLOLE – Meglio un tartufo introvabile che una rana nel piatto, Cesare Trabucco può finalmente dirsi soddisfatto

1 mese fa

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Non si dica che lascio scivolare tutto ciò che accade a Cellole per fare un favore ad una amministrazione amica, come il caro amico Cesare Trabucco che mi accusa sempre di essere troppo indulgente da queste parti. Se da un lato trovo francamente discutibile la famosa festa del tartufo “che non c’è” a Sessa Aurunca, dall’altro mi lascia a dir poco perplessa la scelta di celebrare in questi giorni la sagra delle rane a Cellole. Per carità, i gusti son gusti e ci sarà pure qualche estimatore di questo alimento, ma siamo sinceri, a un bel pezzo di pubblico la sola idea di ritrovarsela nel piatto fa venire i brividi. La perplessità, però, va oltre la cucina e tocca la storia stessa della comunità. Per anni, fuori dai confini comunali, i cellolesi si sono sentiti rifilare l’appellativo di “ranunciari”, usato quasi in senso dispregiativo, un po’ come quando dal nord usano il termine “terroni” per definire noi del sud. Eppure, ascoltando zio Antonio, un anziano del posto che della memoria locale è un vero e proprio custode, la realtà è ben diversa. Zio Antonio, comprensibilmente amareggiato per questa rievocazione, ci ha tenuto a precisare che quel nomignolo nasceva semplicemente dalla presenza massiccia di rane, dovuta alla natura paludosa del territorio d’un tempo: “ma chi le ha mai mangiate queste rane!”, ha replicato stizzito. Ecco perché, pur riconoscendo il grande lavoro logistico e l’impegno di chi ha organizzato l’evento, ci si chiede se non fosse il caso di impiegare energie fisiche ed economiche per valorizzare qualcosa di davvero autentico. Esattamente come a Sessa ci si ostina su un tartufo la cui presenza locale mi lascia molto scettica, a Cellole si poteva puntare sulle reali eccellenze del territorio. Perché non celebrare, per esempio, gli “auanti”? Le tradizionali chiacchiera che ancora oggi non può mancare sulle tavole delle spose cellolesi, la cui ricetta deliziosa è gelosamente custodita dalle donne anziane del paese. Suggestivo il rito degli sposi che introducono la prima chiacchiara nell’olio bollente . Invece no, si è preferito puntare sul salto della rana. E allora caro Cesare, visto che mi chiedi sempre di non far finta di niente, spero che questa volta tu sia soddisfatto. A quanto pare, tra Sessa e Cellole, l’unica cosa certa è che, almeno il tartufo è un ingrediente tra i più pregiati, mentre la rana di pregiato credo non abbai nulla…anzi,… tutt’altro. Che dire: bisogna ingoiare il rospo…

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