C’è chi la mangia in piedi, chi seduto con tanto di posate, chi invece non resiste e la addenta a morsi lasciandosi colare il latticello lungo le dita. Il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop ha deciso di mettere ordine in questa varietà di stili con un vademecum tanto scherzoso quanto affettuoso, pubblicato proprio nel cuore dell’estate, quando il consumo del celebre “oro bianco” tocca il picco massimo e milioni di italiani si preparano a partire per le vacanze portandosi dietro, quasi sempre, anche un pizzico di nostalgia per il sapore di casa. Si parte dalla posizione più pratica, quella “a pitoffio”, termine dialettale napoletano che fotografa perfettamente chi si trova in piedi, gambe leggermente divaricate e busto proteso in avanti, pronto ad addentare la mozzarella senza troppi complimenti ma con l’accortezza di non ritrovarsi la camicia macchiata di latticello. Più intima e riservata è invece la posizione “alla signora Gentile”, che strizza l’occhio al celebre personaggio del film di Paolo Sorrentino “È stata la mano di Dio”: si sta seduti all’aperto, un piatto in mano con una mozzarella da almeno mezzo chilo, da consumare a morsi ripetuti e rigorosamente in solitudine, senza voglia di condividere nulla con nessuno. Chi invece ama lo spettacolo può cimentarsi nella posizione “alla Pulcinella”, ispirata all’iconica maschera partenopea: si resta in piedi, si solleva il braccio con la mozzarella tenuta in alto e la si porta verso la bocca premendola, lasciando che il latticello faccia la sua scenografica comparsa. Non manca poi un omaggio al grande cinema con la posizione “alla Totò”, che richiama la celebre scena di “Miseria e Nobiltà” in cui il personaggio di Pasquale suggerisce a Felice Sciosciammocca il trucco infallibile per riconoscere una buona mozzarella: la si preme leggermente tra pollice e indice, e se il latte esce si può stare tranquilli sulla freschezza del prodotto. Per chi invece preferisce l’eleganza a tavola c’è la degustazione “bon ton”, la più formale delle cinque, con la mozzarella servita nel piatto e tagliata con un coltello senza seghetto, per non rovinarne la superficie liscia, preferibilmente in una pezzatura media e a spicchi, come fosse una piccola torta bianca. Dietro l’ironia del vademecum si nasconde comunque un messaggio molto più serio: il direttore del Consorzio Pier Maria Saccani ha sottolineato come la voglia di bufala campana continui a crescere, mentre i produttori lavorano per garantire il prodotto sulle tavole di tutto il mondo nonostante le difficoltà logistiche legate a un formaggio fresco e l’aumento dei costi di produzione e trasporto. Un modo leggero, insomma, per raccontare un prodotto che resta uno dei simboli più identitari della provincia di Caserta e dell’intera Campania.

CASERTA – Mozzarella, il Consorzio di Tutela detta le regole del morso: cinque modi (semiseri) per gustare l’oro bianco
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