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AVERSA/AFRAGOLA – isterectomia di routine si trasforma in tragedia, Angela Salzano muore a 43 anni dopo tre interventi

3 settimane fa

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Doveva essere un intervento chirurgico ordinario, programmato da tempo. Si è invece trasformato in settimane di agonia terminate con la morte. Angela Salzano, 43 anni, residente ad Afragola, non ce l’ha fatta: se n’è andata lo scorso 2 agosto, dopo un calvario clinico che ha attraversato due ospedali e tre sale operatorie. Tutto era cominciato al San Giuseppe Moscati di Aversa, dove la donna era stata ricoverata per un’isterectomia pianificata, un’operazione che nella stragrande maggioranza dei casi non presenta particolari criticità. Le cose, però, avrebbero preso una piega diversa fin dai primi giorni successivi all’intervento: dolori addominali intensi e un quadro clinico in costante deterioramento, secondo quanto riferito dai familiari della donna. Si è reso necessario un secondo intervento in urgenza, ma anche quello non ha risolto la situazione, tanto da rendere indispensabile una terza operazione, sempre nella struttura aversana. Nonostante i tentativi dei medici, le condizioni di Angela hanno continuato a peggiorare, fino a imporre il trasferimento al Monaldi di Napoli, dove è stata ricoverata in terapia intensiva. È lì che, dopo giorni di lotta, il cuore della donna ha smesso di battere. Sulla vicenda la famiglia, che si è affidata agli avvocati Carmine Di Mauro e Ilaria Alberti, ha chiesto chiarezza: non un atto d’accusa preventivo, ma la volontà di capire punto per punto cosa sia realmente accaduto, dal primo intervento fino al decesso, passando per ogni complicazione emersa lungo il percorso. Determinante, in questo senso, sarà l’esito dell’autopsia eseguita lo scorso 10 agosto, che dovrà chiarire le cause della morte e l’origine del progressivo aggravamento delle condizioni della paziente. Ad Afragola, dove Angela viveva con il marito e i due figli, la notizia ha lasciato un vuoto profondo e tanti interrogativi ancora senza risposta. Il paese l’ha salutata per l’ultima volta l’11 agosto nella Basilica di Sant’Antonio, gremita per l’occasione. Spetterà ora agli inquirenti, sulla base degli atti clinici, delle testimonianze raccolte e dei risultati dell’esame autoptico, stabilire se si sia trattato di una complicanza non prevedibile o se nella gestione del caso vi siano stati aspetti da approfondire ulteriormente. Un solo interrogativo, intanto, continua ad accompagnare il dolore della famiglia: come ha fatto una donna di 43 anni, entrata in ospedale per un intervento di routine, a spegnersi settimane dopo in terapia intensiva?

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