Oggi: 02 Set, 2026
vescovo lagnese
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CASERTA – Morte del senzatetto a piazza IV Novembre, il vescovo Lagnese: “Dietro uno straniero c’è un fratello”

2 settimane fa

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Profondo dolore e turbamento a Caserta per la morte di un uomo senza dimora, di nazionalità algerina, trovato privo di vita nei pressi di piazza IV Novembre, dove i portici della piazza erano diventati un rifugio precario, proprio all’esterno del “Campo Laudato si’ Caserta”. La vicenda ha suscitato la riflessione di Pietro Lagnese, vescovo di Caserta e arcivescovo di Capua, che in una nota ufficiale ha rivolto un appello a non voltarsi dall’altra parte davanti alla fragilità e all’emarginazione: “Dietro la definizione di cittadino straniero c’è una persona, una vita, una storia, un volto. C’è un fratello”. Il vescovo richiama le parole del Vangelo di Matteo, ricordando come la condizione dello straniero, del povero e della persona emarginata rappresenti una responsabilità per l’intera comunità cristiana: “Questa morte deve interrogare tutti: la comunità cristiana, le istituzioni, il mondo del volontariato e ciascun cittadino”. Lagnese invita quindi a non trasformare la sofferenza quotidiana in qualcosa di ordinario, mettendo in guardia dal rischio dell’indifferenza: “Ci chiede di non abituarci mai alla sofferenza che incontriamo nelle nostre strade, di non diventare indifferenti dinanzi alla solitudine, alla povertà e all’emarginazione”. Nel suo messaggio il presule ringrazia quanti ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, si occupano delle persone più fragili e di chi vive senza una casa, con un ringraziamento particolare rivolto alla Caritas diocesana, impegnata nella gestione della vicenda e nell’obiettivo di garantire all’uomo una sepoltura dignitosa. Ma per Lagnese quanto accaduto rappresenta anche un monito a fare di più: “Dobbiamo fare ancora di più, insieme, perché nessuno possa sentirsi invisibile, dimenticato o solo”. Il messaggio si chiude con un affidamento al Signore e un nuovo appello alla comunità: “Prego perché la sua morte scuota le nostre coscienze e ci renda più capaci di riconoscere, accogliere e custodire Cristo presente in ogni persona ferita”.

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